Oggi sono qui in un hotel di via Capo d’Africa al Celio. Aspetto una famiglia americana per fare un giro di Roma. Sono arrivato molto prima. Negli alberghi si sta al fresco, con l’aria condizionata. Poi dopo quando esci…
Via Capo D’Africa e la chiesa dei Quattro Santi Coronati
Questa via prende il nome dal Vicus Capitis Africae, che era nella Regio II Coelimontium. Ancora mi ricordo l’esame di Topografia di Roma Antica, 1988. Un secolo fa. La strada non è propriamente la stessa, ma ha conservato questo nome antichissimo. Ben 2000 anni!
Solo a Roma accadono queste cose. La via finisce addosso all’abside dell’antica chiesa dei Santi Quattro Coronati. Una delle più affascinanti di Roma. La chiesa è una Basilica con annesso Monastero di Clausura delle Monache Agostiniane. Fin dal 1560.

La Basilica fu fondata nel IV secolo d.C con il nome di Titulus Aemilianae o Titulus S. Quattuor Coronatorum, da Papa Melchiade. Fu costruita in ricordo di quattro soldati Romani che furono martirizzati (coronati dal martirio) perché cristiani: Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino.
Quando le Monache svolgevano le processioni in onore della Vergone Maria, portavano in giro nel quartiere una vitella di razza Rossa, che veniva offerta dalla Famiglia Colonna e proveniva dalla splendida mandria di Vacche Rosse dalla Tenuta di Pantano Borghese, sulla via Labicana-Casilina in comune di Monte Compatri (Roma).
I Capellini D’Angelo
Poi la statua della Vergine Maria portava in grembo un canestro di vimini, con una tovaglia di merletto che conteneva i Capellini d’Angelo. Una pasta all’uovo preparata dalle Monache in formato di fettuccine finissime, tanto da prendere la forma di capelli dorati che il popolo chiamava appunto d’Angelo.

Le Monache dei Santi Quattro Coronati erano le più brave di Roma, e quindi del mondo, a preparare questa pasta.
Oggi a Roma non li fa più nessuno, almeno che io sappia. Ma se si va nel Lazio, in Ciociaria e si sa dove, si possono trovare vecchie massaie che ve li preparano. I miei amici Gigino e Maurizio di Ferentino li chiamano “ Fini Fini”.
E così, se si cerca e si va un po’ in giro si possono ancora oggi trovare queste tradizioni culinarie e “sacre” della Roma di una volta che ormai quasi non esistono più.


