Quando si visita l’Arco di Tito mi piace raccontare ai turisti cosa significa quel riquadro al centro dell’intradosso dell’arco, dove si vede un’aquila ad ali spiegate con alle spalle la figura di un uomo.
Quello è l’imperatore Tito e la scena rappresenta la sua assunzione in cielo come Divus, cioè Dio. È la Divinizzazione a cui si contrapponeva la Damnatio Memoriae come quella che subì Nerone e che subirono tanti altri. Cioè se non si veniva divinizzati si subiva la cancellazione del ricordo in eterno.
La Divinizzazione
Tito regnò insieme al padre Vespasiano e poi da solo per poco tempo. Gli successe il fratello Domiziano che gli fece l’arco. Era l’81 d.C.
Ecco come avveniva la cerimonia.
Il corteo funebre si dirigeva dai Palazzi Imperiali sul Palatino fino al Campo Marzio dove era costruito l’Ustrinum Imperiale, cioè il luogo ove in un recinto in muratura veniva cremato il cadavere dell’imperatore. Il letto funebre era di una ricchezza incredibile. Fatto in legno e rivestito con placche di avorio scolpito e in oro scolpito e tempestato di pietre preziose.
Le scene rappresentavano le imprese militari di Tito, come la conquista di Gerusalemme che fruttò un enorme bottino di gurrra che servi a costruire l’Anfiteatro Flavio, il Colosseo. Un edificio che dopo quasi 2000 anni ancora da da mangiare a molte persone, compreso me.
Il defunto era vestito con vesti di seta proveniente dalla Cina, filate in oro. Aveva la maschera funebre in avorio e oro e la corona.
Sul catafalco la corazza e la spada, il gladio e il pugnale. Tutto in oro tempestato di pietre preziose. I giavellotti e l’Arco Imperiale con la faretra e le frecce con le punte in oro. Tutto era in oro e in avorio. E tutto sarebbe stato bruciato. Il letto funebre venne posto sopra la pira composta da 50 quintali di legna secca. Litri di profumi orientali venivano sparsi dappertutto insieme a fiori di tutte le specie.
Sopra al catafalco vi era una gabbia d’oro. Dentro un’aquila reale presa dal Mons Albanus, dal Templum Iovis Latiaris. La gabbia era chiusa e una catena giungeva fino nelle mani di un sacerdote. Quando il fuoco veniva appiccato e la pira iniziava a bruciare, il fumo arrivava alla gabbia.
Allora il sacerdote apriva lo sportello e l’Aquila volava in cielo portando con se l’Anima di Tito che diveniva Dio.
DIVUS TITUS FLAVIUS CAESAR VESPASIANUS AUGUSTUS


