Solennità dei santi Pietro e Paolo Apostoli

Storia di Roma

« … in die martyrii laetitiae principatus!… Questi sono in verità i grandi personaggi che hanno fatto splendere innanzi a te, o Roma, il Vangelo di Cristo; e da maestra che tu eri di errore, sei divenuta discepola della verità…

Aurea Roma

« … in die martyrii laetitiae principatus!

Questi sono in verità i grandi personaggi che hanno fatto splendere innanzi a te, o Roma, il Vangelo di Cristo; e da maestra che tu eri di errore, sei divenuta discepola della verità ».

 (S. Leonis Papae – Sermo I in natali App. Petri et Pauli).

Con tali parole il papa San Leone Magno introduceva le figure dei due Apostoli Pietro e Paolo, araldi del Vangelo, festeggiati in tutto il mondo, qui in quest’ Urbe gloriosa, centro della cristianità,  giustamente sono oggetto di un culto straordinario, poiché proprio qui hanno vissuto l’ultima parte della loro vita, consumato il loro sacrificio e gettato le fondamenta dell’era cristiana.

Non vi è un luogo nell’Urbe che non ricordi o menzioni la loro vita ed il loro operato.

La maggior parte dei pellegrini quando vengono a Roma la prima cosa che chiedono è di visitare la Basilica di San Pietro (luogo simbolo del martirio e sepoltura del santo), le catacombe, il Carcere Mamertino e molto altro…ma pochissimi chiedono dell’Aventino. Ora vi chiederete: “…e che centra con i due Apostoli?”.

Campo Santo Teutonico, Città del Vaticano

L’Aventino, uno dei sette colli su cui venne fondata Roma, inizialmente colle per eccellenza della plebe e sede di svariati templi pagani dedicati la maggior parte a culti femminili (come la dea Luna, Flora, Giunone Regina, ecc.), è oggi chiamato il colle che prega per la presenza di diverse chiese, di cui due fondamentali poiché sono legate in maniera unica ai principi degli Apostoli:

  • La chiesetta di Santa Prisca, eretta nel luogo dov’era la casa della madre del senatore Pudente e quindi nonna delle Sante Prassede e Pudenziana, che ne fa dono alla sua schiava affrancata che da lei prenderà anche il nome nel momento del battesimo. Secondo la tradizione sarà proprio il senatore Pudente ad accogliere nella sua casa S. Pietro, che non solo battezzerà l’intera famiglia del senatore,  ma anche la schiava. Tale battesimo è tutt’oggi testimoniato dalla pala d’altare della chiesa.
Domenico Cresti, detto il Passignano (1560-1636) “Battesimo di S. Prisca”

Sempre a questa schiava è legata anche la figura di S. Paolo, infatti è proprio il santo a ricordarla nella lettera che invia ai cristiani di Roma, dove difatti dice: “Salutate Prisca e Aquila i miei collaboratori in Cristo Gesù,  i quali per la mia vita hanno rischiato il loro collo, per i quali non io solo rendo grazie, ma anche tutte le assemblee delle genti, e ( salutate ) l’assemblea presso la loro casa”.

  • La Basilica di Santa Sabina, dove nel mosaico di controfacciata, non solo troviamo la data di fondazione della chiesa stessa, ma soprattutto i due concetti fondamentali che videro opposti i due apostoli. Tutto ciò è testimoniato dalle due figure femminili poste all’estremità dell’iscrizione.

Quella di destra sorregge il libro del Nuovo Testamento e sotto i suoi piedi reca l’iscrizione “Ecclesia ex gentibus “; quella di sinistra, invece, ha in mano il libro del Vecchio Testamento e un’iscrizione la personifica come “Ecclesia ex circumcisione“.

Pietro e Giacomo minore (chiamato fratello del Signore), capo della Chiesa di Gerusalemme, avrebbero avuto una discussione con Paolo, l’Apostolo di Tarso. Quest’ultimo infatti sosteneva che non bisognasse circoncidere la carne (egli si riferiva in particolare ai pagani convertiti) per un’alleanza con il Signore, ma il proprio cuore. Comunque, la spiritualità del mosaico è chiara: le origini della Chiesa cristiana nascono dalla conversione dei pagani e degli Ebrei, di cui è pastore il Pontefice romano, come dimostrano sia la posizione delle figure relativamente al testo sia la preposizione grammaticale “EX”, conferendogli così un eccezionale valore storico.

santi pietro e paolo apostoli

Un altro luogo simbolo è la Basilica di San Paolo fuori le Mura, non solo perché è il luogo dove il santo è sepolto, ma soprattutto per la presenza della Porta principale della chiesa, ricostruita dopo il rovinoso incendio del 1823, donata dal popolo italiano agli inizi del Novecento.

Si tratta di un’opera straordinaria realizzata da Antonio Maraini sotto la dettatura spirituale di Ildelfonso Schuster, abate di S. Paolo e illustre figura di studioso, poi arcivescovo di Milano. La porta illustra in dieci episodi la vita e il magistero dei santi Pietro e Paolo,  suddivisi grazie ad un tralcio di vite ad agemina d’argento che traccia una croce interna, simbologia questa delle parole dette da Cristo:

“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato”.

Quindi:

  • sul battente sinistro troviamo: Pietro battezza nelle catacombe, la Fondazione della Chiesa

romana, la Consegna delle chiavi, il Domine quo vadis, la Crocifissione di Pietro (a testa in giù perché non si riteneva degno di subire lo stesso martirio di Cristo avendolo ripudiato per ben tre volte);

  • mentre sul battente destro:  Paolo giunge a RomaS. Paolo predica ai Romani, la Conversione di s. Paolo, la Conversione del centurione, la Decollazione di s. Paolo (essendo cittadino romano non poteva essere crocifisso).

Inoltre, nella parte superiore: lo stemma di Pio XI, l’emblema della basilica, gli emblemi di Roma e del fascismo accompagnati da due Angeli.

Nell’antichità per festeggiare tale ricorrenza si ricorse allo spettacolo della Girandola, introdotta a Roma nel 1481 per celebrare il pontificato di Papa Sisto IV e poi utilizzata per celebrare le principali festività dell’anno. Fra i tanti “maestri” che contribuirono nel tempo, con la loro arte, a rendere la Girandola un evento sempre più spettacolare, bisogna forse ricordare lo stesso Michelangelo Buonarroti, nel periodo in cui lavorò per il Papa Giulio II della Rovere. Venne poi perfezionata dal Cavalier Bernini, il quale si rifece alle eruzioni del vulcano Stromboli “che vomita fiamme e foco”. Il genio fantastico del grande Architetto napoletano trasformò questo diluvio di razzi, baleni e fulmini di fuoco in un disegno di colori ed arte insuperabili. Ben presto si sparse la voce di questo spettacolo fantasmagorico e Roma divenne meta di visitatori provenienti da ogni parte d’Europa, si trattava di un vero e proprio appuntamento durante il quale Castel Sant’Angelo diventava un palcoscenico per gli spettatori posti sull’altra riva del Tevere.

Decaduta nel 1861, agli inizi del Duemila venne ripristinata, con grande gioia dei romani e di tutti i visitatori stranieri, in maniera filologicamente corretta, grazie allo studio fantasmagorico dello spettacolo dei fuochi immortalato dalle stampe del Piranesi e dei grandi pittori del passato.

Purtroppo anche quest’anno la festa sarà ridimensionata a causa della pandemia, ma tutto ciò non ha spento nel cuore  dei Romani la speranza che in un prossimo futuro questo spettacolo di luci  e fuochi riprenderà e in maniera ancor più coinvolgente.

Poiché con uguale onore e venerazione, in questo giorno noi continuiamo a celebrare il loro trionfo.

Alessandra Antonucci