Er Sellero, l’Orto del Greco e Papa Clemente VIII Aldobrandini

Storia di Roma

Ai tempi di Papa Clemente VIII, fra ‘500 e ‘600, si diffuse nuovamente a Roma dopo secoli una pianta da molto scomparsa: il Sellero. Ecco la storia!

Aurea Roma

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Atanasio Kirgiu e l’Orto del Greco alle Quattro Fontane

In via delle Quattro Fontane, al numero 118, nella zona occupata oggi dalla Questura abitava uno speziale ed erborista di origine greca, Atanasio Kirgiu.

Questi per primo, dopo secoli e secoli, reintrodusse e coltivò la pianta del sedano a Roma. Per i greci antichi era una pianta officinale e sacra, i Romani la usavano abbondantemente in cucina.

Poi mano a mano se ne persero le tracce. Alla fine del ‘500 a Roma era sconosciuta.

Subito gli invidiosi e le malelingue parlarono di quella pianta strana e fronzuta. Cominciarono a sospettare che il greco fosse uno stregone e che la usasse per fare sortilegi e malefici.

Così il papa Clemente VIII in persona fece convocare in udienza il greco e, per capire se la pianta fosse effettivamente pericolosa o meno, gli ordinò di mangiare proprio lì, davanti a, lui una gran quantità di sedano. Il greco ne mangiò moltissimo ma non si sentì male. Neanche nei giorni successivi.

Un anno dopo, il Papa volle ricevere di nuovo il greco. Lo invitò a sviluppare la coltivazione del sedano e lo volle premiare con una medaglia Pontificia d’argento. 

La diffusione der Sellero a Roma

Da allora i romani andarono all’Orto del greco alle Quattro Fontane a prendere il sedano, che in romanesco veniva chiamato sellero. Ed il sellero si diffuse in tutti gli orti di Roma e della sua Campagna.

A Roma gli orti più famosi si trovavano al Circo Massimo. Divenne una delle erbe più famose nella cucina romanesca. Primeggiava come il re nel “rito del cazzimperio“, cioè nel pinzimonio.

Era necessario nello stufatino cor sellero e, successivamente, nel piatto monumentale della cucina del quinto quarto: la Coda alla Vaccinara.

coda alla vaccinara


Tale piatto ora molto noto, fu inventato da Ninetta Mariani negli anni ottanta dell’Ottocento, nell’osteria della sua famiglia di fronte al Mattatoio di Testaccio, attualmente una delle sedi del Museo Macro.