Secondo San Giovanni Evangelista era discepolo di Giovanni il Battista e fu chiamato prima ancora di suo fratello Pietro, come lui pescatore a Cafarnao, a seguire Gesù.
L’epiteto di “primo chiamato” gli è stato dato dai Bizantini che a lui attribuirono la fondazione della Chiesa di Costantinopoli; infatti, il patriarca ortodosso è visto come il vero successore di S. Andrea come per noi cristiani il Papa è il vero successore di Pietro, primo vescovo di Roma.
Ecco perché nel 1964, come gesto di apertura verso la Chiesa ortodossa greca, papa Paolo VI consegnò un dito e parte della testa di Sant’Andrea (custodite nel 1 pilastro di sinistra nella Basilica di san Pietro) alla chiesa di Patrasso.

Dopo la resurrezione di Cristo sappiamo che Sant’Andrea viaggiò a lungo e in luoghi distanti, per portare la parola del Signore e per predicare la fede cristiana, ma purtroppo non esiste una tradizione certa sul luogo della sua predicazione, né del suo martirio. Normalmente è messo in relazione con: Grecia, Romania, Russia e Scozia (di cui tutt’oggi è il santo patrono e la sua croce è presente persino nella bandiera nazionale), solo per citare alcuni luoghi, toccando i cuori di molti e convertendoli con la sua fede e con le sue parole illuminate.

La tradizione vuole che Andrea sia stato martirizzato a Patrasso intorno all’anno 60 d.C., anche se nessuna fonte parla esplicitamente della Croce a “X” come suo strumento di martirio: probabilmente ebbe origine dall’immaginazione popolare che interpretò nei suoi Atti la decisione di legarlo con corde ad una croce che, per sua volontà, doveva essere diversa da quella di Gesù, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro nel martirio.
Anche se la scelta della Croce a X potrebbe avere un significato simbolico se interpretata e letta come lettera greca, infatti, altro non è che l’iniziale del nome di Cristo. “Io muoio in nome del Salvatore testimoniando il suo vangelo con la mia vita”.
Ad ogni modo quest’iconografia appare solo attorno al X secolo, e verrà appunto chiamata Croce di Sant’Andrea, ma diverrà un immagine di uso comune a partire dal XIV secolo.
A Roma non vi è chiesa dove il Santo non vi appaia con il simbolo del suo martirio. Tra le immagini più rappresentative abbiamo gli affreschi realizzati da Mattia Preti e da Domenichino per la Chiesa di Sant’Andrea della Valle. In merito a Mattia Preti si tratta di tre riquadri, dove l’artista realizza, come se fosse un racconto, gli ultimi momenti di vita del santo, prima e dopo il martirio, fino al momento della sepoltura.



Come si evince sono tre affreschi realizzati con molta accuratezza, ma che però molto probabilmente non rispecchiano ciò che realmente accadde.
Vi sono invece, nella calotta del catino absidale, gli affreschi realizzati circa trent’anni prima dal Domenichino che sono un vero e proprio tripudio della grande arte del classicismo barocco.

Straordinaria è l’immagine che Domenichino ci restituisce del primo incontro dei due fratelli pescatori con Gesù.
La scena è ambientata in un paesaggio roccioso, che lascia spazio alla visione del fiume Giordano, dove Giovanni battezzava. Il cielo solcato da nuvole diventa un’evidente metafora del turbamento interiore dei personaggi, in particolar modo di Pietro. Alla domanda «Chi dobbiamo seguire?» Giovanni il Battista con la mano sul petto pare dire «Non sono io!», mentre con il braccio teso mostra Gesù, che cammina in secondo piano, in disparte.
Praticamente altro non è che una trascrizione visiva del passo evangelico di Giovanni (cap. 1):
“… il Battista, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: “Ecco l’agnello di Dio!” Parole che immediatamente spingono Andrea verso Gesù…che poi prontamente corre a informare il fratello: “Abbiamo trovato il Messia!”. Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale “fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa” ”.
Ad osservare bene il gesto che compie il Battista, nell’indicare se stesso e al tempo stesso la figura di Cristo, salta subito all’occhio il grande omaggio che l’artista bolognese compie nei riguardi del Buonarroti e del Merisi.
Difatti, è interessante notare come Domenichino recuperi in quest’opera il gesto del S. Matteo della pala di S. Luigi dei Francesi di Caravaggio, per Giovanni Battista che nega di essere lui la persona da seguire, e quello del Padre Eterno della scena della Creazione nella cappella Sistina di Michelangelo, per indicare Gesù.
Altro elemento che pone grande dinamicità al racconto è l’atteggiamento e la gestualità dei due fratelli: Andrea, è deciso a cambiare vita, e con le braccia aperte costituisce un ideale ponte tra Pietro, ancora titubante e con il passo incerto, come per chiedere altro tempo da dedicare ad una riflessione più ponderata, e Gesù.
La storia prosegue poi con la scena della chiamata dei due apostoli.
Infatti, i due fratelli che erano tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea” lasciarono tutto di colpo quando arrivato Gesù disse loro:
“Seguitemi, vi farò pescatori di uomini” (Matteo 4,18-20) “.

In quest’immagine Domenichino pone in primo piano il lago di Tiberiade, il luogo dove si genera l’evento che cambierà per sempre la vita dei due fratelli, mentre sullo sfondo si intravedono le montagne e una sorta di castello simbolo di Cafarnao.
Anche in quest’immagine Andrea sembra correre verso Gesù, aprendo le braccia, come segno dell’accoglienza del messaggio salvifico. Pietro, invece, è ancora titubante perché in quel preciso istante era ancora vittima dei suoi timori, delle sue incertezze, e quindi è rappresentato mentre continua a trafficare con le reti.
Il messaggio di Domenichino è lampante, egli vuole proporre a tutti i visitatori della chiesa una riflessione importante: “Dio lascia l’uomo libero di scegliere”. Egli, infatti, ci propone una lettura quanto mai attuale del vangelo, incentrata sui grandi temi del libero arbitrio e della missione affidata agli uomini, per portare i frutti dell’amore di Dio Padre sulla terra, attraverso il cammino segnato da Cristo con la sua morte e resurrezione. Cammino intrapreso primo fra tutti dagli Apostoli e poi dai martiri di ogni tempo, di ieri oggi e sempre.
Alessandra Antonucci


