Santa Francesca Romana, “Advocata Urbis”

Storia di Roma

Tanto importante fu la sua opera assistenziale in una Roma di fine ‘300 inizio ‘400, devasta dalla lotte fratricide, dagli assedi, dalla peste, dalle carestie e dallo scisma d’Oriente,  che tutto il popolo romano le riconobbe il titolo di protettrice…

Aurea Roma

Tanto importante fu la sua opera assistenziale in una Roma di fine ‘300 inizio ‘400, devasta dalla lotte fratricide, dagli assedi, dalla peste, dalle carestie e dallo scisma d’Oriente,  che tutto il popolo romano le riconobbe il titolo di protettrice di Roma: “Advocata Urbis”.

Non vi è luogo in città che non parli di lei, tanto che si potrebbe realizzare un vero e proprio percorso sulle sue orme che ci permetta di capire come fu la sua vita e il perché delle sue scelte.

Ma perché si meritò così tanto onore e venerazione?

Francesca nacque a Roma nel 1384, nella nobile famiglia romana Bussa de’ Leoni e venne battezzata il giorno dopo la nascita nella basilica  di Sant’Agnese in Agone, presso piazza Navona, abitando la sua famiglia nella zona di Tor Millina.

Fin da bambina, maturò il chiaro desiderio di una vita consacrata, ma secondo le usanze dell’epoca dovette assecondare i desideri dei genitori e sposare Lorenzo de’ Ponziani, di famiglia benestante, che commerciava in bestiame e granaglie.

Una volta sposata, andò ad abitare nel palazzo dei Ponziani, situato nel quartiere di Trastevere, precisamente nella contrada di Sant’Andrea degli Scafi; tutt’oggi presente in via dei Vascellari 61, anche se dell’antico palazzo, più volte trasformato, rimangono solo le ampie cantine e, al pianterreno, un ambiente quattrocentesco, con il soffitto a cassettoni.

Sala della casa romana di Santa Francesca

Il matrimonio non voluto scatena in lei una violenta reazione nervosa, di chiara natura psicosomatica, ma che riuscirà a superare grazie ad una visione celeste, che le ridonerà serenità e pace interiore.

Si racconta, infatti, che:

“… all’alba del 16 luglio 1398, a Francesca sembrò di vedere in sogno sant’Alessio, che le diceva: «Tu devi vivere… Il Signore vuole che tu viva per glorificare il suo nome»…”

Da allora la sua vita cambiò, infatti, insieme alla cognata  Vannozza, durante il tempo libero dagli impegni familiari, iniziò a soccorrere poveri e ammalati, cosicché poco per volta, trasformò la ricca casa in Trastevere in un punto di riferimento per i molti bisognosi della città.

Monastero di Tor de’ Specchi: avendo distribuito ai poveri tutto il vino di una botte, questa fu poi ritrovata di nuovo traboccante di vino prelibato.

A sedici anni ebbe il primo dei tre figli, Giovanni Battista, seguito, nel 1403, da Giovanni Evangelista e infine Agnese. Purtroppo la peste le porterà via due dei suoi figli, mentre la guerra scatenata per colpa dell’antipapa Giovanni XXIII le restituisce un marito gravemente ferito e la priva, seppure temporaneamente, dell’unico figlio rimastole, Giovanni Battista, poiché verrà preso come ostaggio dal re Ladislao.

La cattura del primogenito Giovanni Battista.

Sventure queste che non piegarono il suo animo, poiché sostenuto dalla presenza misteriosa ed efficace del suo Angelo Custode, che lei dirà di “sentire e vedere” camminare accanto a sé.

Monastero di Tor de’ Specchi: Il figlio Evangelista , morto durante la peste del 1411, presenta l’angelo alla madre che diverrà il suo compagno visibile e che la assisterà per tutta la vita.

Roma, saccheggiata e umiliata, trovò in questa donna un modello di fede e una guida.

A questo punto Francesca decise di dedicarsi sistematicamente all’opera di assistenza. Con il consenso del marito, vendette tutti i vestiti e gioielli, devolvendo il ricavato ai poveri. Indossò un abito di stoffa ruvida, ampio e comodo, per poter camminare agevolmente per i miseri vicoli di Roma. Le sue ricchezze servirono a curare i malati e i bisognosi e quando le ebbe esaurite iniziò a camminare con il suo asinello per le strade della città  mendicando per i bisognosi. Per tutti ebbe  un’esortazione, un consiglio, un aiuto, certamente un sorriso.

Per questa ragione, la gente del popolo la soprannominò “la poverella di Trastevere”. La consideravano sempre una di loro, nonostante l’appartenenza al ceto della nobiltà, e familiarmente la chiamavano “Franceschella” o “Ceccolella”.
Era ormai conosciuta ed ammirata da tutta Trastevere, che aveva saputo, tra gli altri, anche  del prodigio dei granai di nuovo pieni.

Con una cerchia di amiche fondò un sodalizio di Oblate alle quali affidò in particolare l’assistenza dei poveri; ma solo in un secondo tempo le riunì in una casa di Tor de’ Specchi, fondando un monastero dove le raggiunse non appena morì il marito nel 1436.

Alessandra Antonucci