Santa Caterina da Siena (1347 – 1380)

Storia di Roma

Caterina nasce a Siena nel popolare rione di Fontebranda, contrada dell’Oca, il 25 marzo del 1347, è la ventiquattresima dei venticinque figli che ebbe Giacomo Benincansa, un tintore di lana senese. Caterina, dal greco “ donna pura”, vive in un…

Aurea Roma

Caterina nasce a Siena nel popolare rione di Fontebranda, contrada dell’Oca, il 25 marzo del 1347, è la ventiquattresima dei venticinque figli che ebbe Giacomo Benincansa, un tintore di lana senese.

Caterina, dal greco “ donna pura”, vive in un momento storico e in una terra, la Toscana, di intraprendente ricchezza spirituale e culturale, la cui scena artistica e letteraria era stata riempita da figure come Giotto (1267-1337) e  Dante (1265-1321), ma, contemporaneamente, dilaniata da tensioni e lotte fratricide di carattere politico, dove occupavano spazio preponderante le discordie fra guelfi e ghibellini.

Della sua precocissima vocazione ce ne parla il suo primo biografo, non che confessore della santa, il beato Raimondo da Capua (1330-1399), nella Legeda Maior, dove ci rivela come la mistica senese abbia intrapreso, fin da bambina, la via della perfezione cristiana. Inizialmente osteggiata dai genitori, condusse una vita di preghiera e di sacrifici, rimanendo chiusa in una stanza della casa, costruendosi lì lo spazio spirituale per quella che chiamò la “cella della mente”. Nel 1363, entrò nell’Ordine Terziario domenicano, vestendo l’abito delle “Mantellate”, una scelta anomala quella del terz’ordine laicale, al quale aderivano soprattutto donne mature o vedove, che continuavano a vivere nel mondo, ma con l’emissione dei voti di obbedienza, povertà e castità.

A vent’anni le apparve, con Maria ed altri santi, Gesù che le diede l’anello nuziale e, in una successiva apparizione, le chiese di dedicarsi al rinnovamento della Chiesa.

Fig. 1 – Matrimonio mistico di Santa Caterina

Pur essendo analfabeta ricevette dal Signore il dono di saper leggere e imparò anche a scrivere, ma usò comunque e spesso il metodo della dettatura. Estasi e visioni divennero consuete nella sua vita,  il suo fervore fu ben presto notato e attorno a lei si formò una piccola comunità in cui i discepoli-segretari scrivevano le preghiere da lei pronunciate nel corso dei suoi momenti mistici.

Toccò tutti i punti della teologia: la Trinità, Gesù Cristo, la Chiesa, i sacramenti, il sacerdozio, i religiosi, la famiglia, la vita spirituale.

Il “Dialogo della Divina Provvidenza”, la sua opera più importante, quasi la summa del suo pensiero teologico e della sua esperienza religiosa, è stata anch’essa dettata sotto ispirazione divina. Il suo intenso rapporto con Dio provocava in Caterina una straordinaria capacità di discernimento, anche a livello politico-ecclesiastico.

Ormai uscita dalla vita nascosta, il suo ardito programma fu quello di riformare la Chiesa, di spronare i ministri ad abbandonare il lusso e la simonia, e ristabilire la santa sede a Roma.

A tal ragione intervenne nelle grandi discordie che affliggevano la sua città, ma soprattutto convinse il papa Gregorio XI a far ritorno a Roma, abbandonando così definitivamente la “cattività avignonese”. Pensando d’aver ormai compiuto la sua missione, si dedicò alla riforma dell’Ordine Domenicano, al quale era legata come terziaria, dettando i suoi messaggi spirituali e prodigandosi con amore in ogni opera di misericordia. Ebbe una particolare attenzione per i malati, e con fermezza e dolcezza si fece mediatrice di pace tra le città e le famiglie in discordia.
Mentre era intenta in questa nuova opera di risanamento spirituale, un gruppo di cardinali impugnò l’elezione di Urbano VI, eleggendo un antipapa con sede ad Avignone, è il 1378, e lei immediatamente si recò a Roma in difesa del Papa. Qui visse i suoi ultimi anni continuando la sua attività di pacificazione e di esortazione, e prodigandosi per il bene di tutti, come già aveva fatto a Siena.

Morì a soli 33 anni, il 29 aprile 1380, col cuore spezzato dal dolore per non aver potuto vedere la fine dello scisma.

Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà Patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. Nel 1970 avrà da S. Paolo VI il titolo di Dottore della Chiesa e, infine, S. Giovanni Paolo II, nel 1999, l’ha proclamata Compatrona d’Europa, non solo, in un suo discorso, ha definito la vergine di Fontebranda “messaggera di pace” e “mistica della politica”, poiché nelle lettere ai politici suoi contemporanei essa ricorda che il potere di governare la città è un “potere prestato” da Dio.

La politica, per la Santa Senese, è la buona amministrazione della cosa pubblica finalizzata ad ottenere il bene comune e non l’interesse personale. Per far questo il buon amministratore deve ispirarsi direttamente a Gesù Cristo che rappresenta l’esempio più alto di giustizia.

La giustizia infatti, nella dottrina politica di Santa Caterina, assume un ruolo fondamentale: senza giustizia non c’è pace e se manca la pace viene meno il presupposto che sta alla base della crescita sociale e morale di uno stato.

Anche se ha vissuto a Roma solo per due anni è in questa città che lasciato il segno tangibile della sua forza spirituale, ne sono testimoni:

  • Il sepolcro, custodito nella Basilica di Santa Maria Sopra Minerva. Anche se non è più quello originario, in quanto è il risultato di spostamenti e mutamenti che si succedettero nel corso dei secoli per assecondare la devozione popolare. L’attuale sarcofago risale al XV secolo e fu eretto nella medesima Cappella Capranica dove si trovava il precedente, con l’effige della santa scolpita nel marmo a grandezza naturale. Nel corso dell’Ottocento le reliquie furono trasferite dalla Cappella all’altare maggiore, decisione che comportò la manomissione delle sculture quattrocentesche per poter inserire l’antico sarcofago nel nuovo altare. Nella tomba riposano i resti del corpo della santa ad eccezione del teschio e di un dito, che sono venerati nella chiesa di san Domenico a Siena;
Sepolcro di Santa Caterina
  • La stanza dove santa Caterina morì nel 1380, che venne smontata e ricostruita nel Seicento dietro l’attuale sagrestia, di Santa Maria Sopra Minerva, ed è visibile attraverso una grata. E’ decorata da affreschi deteriorati attribuiti ad Antoniazzo Romano.
  • Il piccolo bronzo di Santa Caterina da Siena, esposto presso il museo d’arte contemporanea dei Musei Vaticani, altro non  è che un bozzetto preparatorio per il grande marmo dedicato alla Santa protettrice d’Italia, situato sul bastione sud di Castel Sant’Angelo.
Francesco Messina, (Linguaglossa 1900 – Milano 1995) Santa Caterina da Siena, 1961

La statua venne commissionata allo scultore Francesco Messina nell’estate del 1960, per essere eretta a Roma nel ’62, in occasione del V centenario della canonizzazione della santa. Rappresenta la Santa in movimento, come nell’atto di chinarsi in un’opera di carità, ma soprattutto, grazie alla sua posizione, vuol ricordare il quotidiano pellegrinaggio che la Santa soleva realizzare fino a San Pietro.

A Roma, inoltre,  sono presenti anche due targhe che ricordano Santa Caterina da Siena:

  • una in Piazza di Santa Chiara, a ricordo di dov’era ubicata la vera casa della Santa, e quindi dove morì;
  • un’altra in Via Monserrato, e ricorda come la casa in questione sia stata costruita dall’Arciconfraternita di Santa Caterina ad immagine e somiglianza della casa a Fonteblanda.

Per concludere questo breve ricordo di una grande santa, diremo, insieme a S. Paolo VI, che il suo nome è “fra i più dolci, i più originali, i più grandi che la storia ricordi, …singolarissima donna, non mai abbastanza studiata e celebrata… quando si pensa a lei, vengono in mente tre aspetti di questa mistica: la sua totale appartenenza a Cristo, la sapienza infusa, il suo coraggio”.

Alessandra Antonucci