San Luigi Gonzaga

Storia di Roma

Un uomo straordinario vissuto in un’epoca segnata dall’eresia di Lutero e di Calvino, pur essendo nobile, e quindi destinato alla carriera militare, vi rinunciò per abbracciare la vita religiosa all’interno dell’Ordine della Compagnia di Gesù a Roma, dove visse e…

Aurea Roma

Un uomo straordinario vissuto in un’epoca segnata dall’eresia di Lutero e di Calvino, pur essendo nobile, e quindi destinato alla carriera militare, vi rinunciò per abbracciare la vita religiosa all’interno dell’Ordine della Compagnia di Gesù a Roma, dove visse e lavorò nella carità e nello studio.

Roma sarà spettatrice e cronista degli eventi legati al Santo, tanto che ancor oggi ne è la centenaria custode. Difatti, nella chiesa costruita dai gesuiti in ricordo del Santo fondatore Sant’Ignazio da Loyola, e perciò a lui intitolata, è tutt’oggi custodita la tomba di San Luigi Gonzaga, all’interno di un’urna in lapislazzuli, nell’altare a lui dedicato.

L’altare è decorato da un altorilievo che rappresenta la gloria del Santo, disegnato dal gesuita Andrea Pozzo, che fu insieme pittore, scultore, architetto, ed eseguito dal Legros.

La pala di marmo al centro rappresenta l’ascesa al cielo di San Luigi. In alto le allegorie della Penitenza e della Purezza, mentre gli angeli sorreggono il giglio, simbolo questo della verginità che apre il cuore all’amore.

Ma in realtà uno dei tanti tesori della Roma nascosta sono le “camerette” di San Luigi. Infatti, non tutti sanno che, dalla sacrestia della chiesa di sant’Ignazio un piccolo ascensore sale fin sul terrazzo dell’antico imponente Collegio Romano, ora sede centrale del Ministero per i beni e le Attività Culturali e del liceo classico statale Ennio Quirino Visconti, qui sopra i due piani nobili delle aule, in una modesta costruzione, quasi una soffitta, venivano ospitati gli scolastici gesuiti, che studiavano assieme ai laici e agli altri chierici.

Autore dell’immagine: Massimo Telò

Il pavimento è lo stesso di allora, mentre le pareti e la volta sono state affrescate nel 1700 quando la stanza del Santo  venne trasformata in cappella, inoltre ad ornamento delle pareti vi furono posti i quadri dettagliatissimi che tutt’oggi ci narrano la sua vita; vi sono poi molti oggetti appartenuti al santo: come alcune lettere, manoscritti ed altre reliquie.

Il quadro centrale lo ritrae mentre contempla il crocifisso, è quello che più gli rassomiglia. Come d’incanto grazie a questa immagine le sue parole prendono vita, infatti ci sembra ancora di ascoltarlo:  «Davanti al Crocefisso la mia mente si smarrisce».

Oppure mentre lava i piatti, un gesto semplice ma di grande concretezza di vita, e soprattutto quello nel quale si carica sulle spalle l’ammalato di peste, quest’immagine ci rispecchia la sua purezza, per la quale è famoso, questa infatti fu il mezzo che gli permise di riconoscere Cristo nell’appestato abbandonato ai margini della strada, e che gli diede la forza di prenderselo sulle spalle per portarlo nell’ospedale allestito dai Gesuiti ai piedi del Campidoglio. Atto questo di grande amore ma che gli costò la vita poiché rimase contagiato a sua volta, morì nel 1591 a soli 23 anni.

A distanza di molti secoli anche noi oggi stiamo vivendo un periodo di grande sofferenza a causa della Pandemia mondiale, comunemente chiamata Covid19, che ha lasciato dei segni indelebili in ogni famiglia, soprattutto in quelle dove i propri cari, i congiunti, proprio per il loro ruolo di medici, infermieri e volontari, che non è un semplice lavoro, ma una vera e propria vocazione posta a servizio del prossimo, come San Luigi con estremo coraggio hanno donato e ancora donano la loro vita per amore e la salvezza del prossimo:

«AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO»

Alessandra Antonucci