San Clemente: la leggenda di un Papa

Storia di Roma

Quante volte ho sentito le persone chiedere l’ubicazione della chiesa di San Clemente a Roma, famosissima per le sue stratificazioni dove tutt’oggi sono custodite le memorie dell’antichità Romana, dal culto pagano a quello cristiano? Ma mai nessuno che chiedesse chi…

Aurea Roma

Quante volte ho sentito le persone chiedere l’ubicazione della chiesa di San Clemente a Roma, famosissima per le sue stratificazioni dove tutt’oggi sono custodite le memorie dell’antichità Romana, dal culto pagano a quello cristiano? Ma mai nessuno che chiedesse chi era San Clemente.

basilica di san clemente a roma

Forse perché della vita di codesto Papa, terzo successore di Pietro dopo Lino e Anacleto, si sa ben poco?

Ireneo (130?-254 d.C.) ci parla di lui come un contemporaneo dei SS. Pietro e Paolo, mentre Origene (185?-254? d.C.) lo identifica con il Clemente che S. Paolo menziona come suo collaboratore a Filippi (Fil, IV,3), mentre dagli Atti redatti nel secolo IV, scarsamente attendibili e arricchiti di troppi particolari, sappiamo che verrà nominato vescovo da S. Pietro e successivamente nominato Papa nell’anno 88 d.C..

Di lui una sola cosa è certa: la profonda conoscenza della Scrittura e anche dei testi ebraici che si evince dai suoi scritti, che rivelerebbero una origine ebraica, suggerendo così l’ipotesi che egli abbia fatto parte, forse in qualità di liberto ebreo, della casa del martire Tito Flavio Clemente, cugino dell’imperatore Domiziano (81-96 d.C.)

Comunque sia, egli è incontestabilmente l’autore della famosissima Lettera ai Corinti, scritta intorno al 96 d.C. a nome della Chiesa di Roma, nella quale condanna l’espulsione dei presbiteri anziani dal loro ufficio, rivendicando la superiorità del Vescovo di Roma su tutte le chiese sparse per il mondo, e che per questo motivo è stata in seguito definita “Epifania del primato romano”. Grazie a tale opera lo si venera  oggi come uno dei “Padri Apostolici” della Chiesa. Anche se la questione sulle sue origini rimane peraltro insoluta, la tradizione fece di San Clemente l’oggetto di molteplici leggende, basate soprattutto sulla “Letteratura Clementina” e sugli Acta del IV secolo d.C.. Documenti questi chiaramente apocrifi, giudicati leggendari, ma che vennero utilizzati per realizzare le storie narrate su di lui attraverso gli affreschi presenti sia nella chiesa superiore del XII secolo, come in quella inferiore del V secolo.

Ad esempio, gli Acta raccontano come San Clemente,  durante l’Impero di Traiano (98-117 d.C.), venne condannato all’esilio in Crimea e ai lavori forzati nelle miniere. Qui ben presto la sua fama e il successo ottenuto dall’attività di apostolato tra i soldati e i compagni di prigionia  si scontrarono con l’autorità dei romani, i quali per vendicarsi, gli legarono un’ancora al collo e lo gettarono nel Mar Nero.

martirio-di-san-clemente
Giovanni Odazzi (1663-1731) Martirio di San Clemente – Chiesa superiore – navata centrale parete sinistra

Sempre secondo il racconto leggendario: “… qualche tempo dopo, le acque del mare che si erano ritratte rivelarono una tomba costruita dagli angeli, i quali avendo recuperato il corpo del Santo  gli avevano dato una degna sepoltura su un’isoletta. Da quel momento in poi, per un miracoloso defluire della marea, una volta all’anno, la tomba angelica riappariva alla popolazione permettendo ai fedeli di scendere in processione fino al sepolcro facendo ben attenzione ad uscirne prima che le acque si richiudessero. Ed è proprio in una di queste occasioni – narra ancora la leggenda – che un bambino fu inghiottito dall’ondata del mare, ma solo per essere ritrovato l’anno successivo sano e salvo nella tomba sommersa nell’acqua”.

San Clemente – Basilica inferiore- disegno di W. Ewing che riproduce l’affresco originale il bambino travolto dalla marea nel Mare d’Azov

Questo racconto ebbe un tale successo che  indusse, 700 anni più tardi, i Santi Cirillo e Metodio – gli apostoli Slavi – ad intraprendere la ricerca del corpo di San Clemente nella regione del Mar Nero.

E proprio durante il soggiorno a Cherson (Crimea) nell’860-861 Cirillo ritrova in una piccola isola le reliquie di papa Clemente con l’ancora utilizzata per il martirio. Recuperato il corpo, i due fratelli, sotto invito di Papa Adriano II, riportarono le spoglie del Santo nella città di Roma, dove verrà poi sepolto nella chiesa a lui dedicata,  posta a circa 300 metri dal Colosseo, il 23 novembre dell’anno 868.

San Clemente – Basilica inferiore- disegno di W. Ewing che riproduce l’affresco originale

Quest’ulteriore storia viene ricordata nella basilica inferiore con un affresco dell’XI secolo, dove la traslazione viene descritta con i due fratelli che accompagnano il corpo del santo con il Papa in mezzo a loro, solo che l’artista erroneamente indica come nome del pontefice “Nicolò” anziché Adriano II, che realmente accolse i due missionari; e viene rappresentata anche nella navata centrale della basilica superiore con gli affreschi di Giovanni Odazzi (1663-1731).

traslazione san clemente
Giovanni Odazzi (1663-1731) Traslazione di San Clemente – Chiesa superiore – navata centrale parete sinistra

Un’altra leggenda, che tutt’oggi è custodita in un affresco della basilica inferiore, è quella legata alla conversione di una certa Teodora, moglie del prefetto Sisinnio, che il Santo aveva convinto a far voto di castità suscitando così le ire del marito. Costui un giorno la pedinò con i suoi soldati e la sorprese dentro ad una catacomba mentre partecipava ad una messa celebrata dal Papa Clemente. Furente il prefetto ordinò ai suoi soldati di arrestare il Papa, ma ecco che per intervento divino sia Sisinnio che i suoi sgherri furono accecati.

L’affresco nella parte inferiore in maniera comica continua raccontando come i soldati, ormai accecati, trascinano una colonna al posto del Papa, dando così corpo alla sentenza di San Clemente:

“Per la durezza del vostro cuore, meritate di trascinare sassi”

Per quanto riguarda la tradizione iconografica, che ce lo mostra sempre con l’ancora presso il suo sepolcro, questa non vuol essere un riferimento allo strumento del suo martirio, in quanto molto probabilmente altro non è che una leggenda, ma semplicemente è inteso come il simbolo della saldezza della sua fede, che si evince da una frase che ritroviamo nella sua famosissima lettera:

“…liberi dalla morte … la Vita è segnata dall’eternità, perché la Pasqua illumina il futuro dell’immortalità”.

gloria di san clemente
Giuseppe Chiari (1654-1729) Gloria di S. Clemente – soffitto navata centrale Chiesa di San Clemente al Laterano

Alessandra Antonucci