San Bernardino da Siena, un Santo sempre attuale

Storia di Roma

Pur essendo nato a Massa Marittima, nella Maremma toscana, l’ 8 settembre 1380, dall’aristocratica famiglia degli Albizzeschi, per gli insegnamenti che ci ha lasciato potremmo definirlo il Santo dei nostri giorni. Rimasto orfano dei genitori in giovane età fu allevato…

Aurea Roma

Pur essendo nato a Massa Marittima, nella Maremma toscana, l’ 8 settembre 1380, dall’aristocratica famiglia degli Albizzeschi, per gli insegnamenti che ci ha lasciato potremmo definirlo il Santo dei nostri giorni.

Rimasto orfano dei genitori in giovane età fu allevato a Siena da due zie, ricevendo un’ottima educazione cristiana: crebbe sano, con un carattere schietto e deciso, amante della libertà ma altrettanto conscio delle proprie responsabilità. Studiò grammatica, retorica e lettura di Dante, dal 1396 al 1399 si applicò allo studio della Giurisprudenza nella Università di Siena, dove conseguì il dottorato in filosofia e diritto; non era propenso alla vita religiosa, tanto che alle letture bibliche preferiva la poesia profana. Aveva 20 anni quando insieme ai compagni della Confraternita dei Disciplinati di Santa Maria della Scala, si offrì volontario per assistere gli ammalati e i moribondi nella grande peste del 1400, che colpì Siena, durante la quale contrasse a sua volta il contagio. Una volta guarito, considerò gli eventi come segni d’ una chiamata, che lo aveva profondamente cambiato, distribuì dunque tutti i suoi averi ai poveri ed entrò nell’ Ordine dei frati Minori, scegliendo al suo interno la famiglia più rigorosa, quella dell’ Osservanza.

Pinturicchio, Vestizione di San Bernardino da Siena, Cappella Bufalini

chiesa Santa Maria in Aracoeli (1486)

In seno all’ordine divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei francescani osservanti. Per ascoltare le prediche efficacissime di questo frate francescano, le folle di fedeli venivano radunate nelle piazze delle città, non potendoli contenere nelle chiese; ma  mancando allora mezzi tecnici di amplificazione della voce, venivano issati i palchi da cui parlava, studiando con banderuole la direzione del vento, per poterli così posizionare in modo favorevole all’ascolto delle folle attente e silenziose. Di volta in volta i suoi discorsi venivano stenografati in volgare, con un metodo di sua invenzione, da un discepolo, giungendo così fino a noi. Da tali discorsi forti ed originali emerge la sua attenzione anche per gli aspetti economici della vita dei credenti: compose un trattato sui contratti e l’usura, nel quale perorava la causa dell’imprenditore, dell’artigiano e del commerciante onesti che, con le loro attività, procuravano benessere oltre che a loro anche all’ insieme della società. Egli individuò quattro grandi virtù naturali, che permettevano a queste persone di darsi un’ etica professionale: l’efficienza, la responsabilità, la laboriosità e l’assunzione di rischio. Su queste basi e a queste condizioni, egli sosteneva che un moderato interesse e quindi un giusto profitto lucrato sui capitali investiti, fosse legittimo e non dovesse considerarsi usura. In questo senso, Bernardino e l’Osservanza vengono considerati come gli iniziatori d’un modo di pensare l’economia che ha aperto le porte alla modernità.

Gli argomenti che egli trattava erano ardui, sovente fonte di scandalo, non di rado oggetto di discussione: così le sue dure denunzie nei confronti del gioco d’ azzardo, del lusso, dei rapporti omosessuali, delle pratiche abortive e di stregoneria. Altro tema costante della sua predicazione fu la riconciliazione tra le persone e le famiglie in lite e la risoluzione di contese.

Viste le difficoltà che il mondo sta affrontando in questo momento sarebbe opportuno rileggere tali discorsi e farli nostri perché il loro contenuto è attualissimo.

La sua predicazione naturalmente gli provocò astio e inimicizia negli ambienti che egli fustigava che dettero luogo anche a polemiche molto aspre e alle accuse insidiose di idolatria e di superstizione. Si giunse addirittura a un processo per eresia, che Bernardino sostenne a Roma nel 1427 e dal quale ne uscì indenne, anzi papa Martino V, che lo conobbe durante quel processo, ne rimase impressionato al punto di chiedergli di predicare anche a Roma: il ciclo durò 80 giorni consecutivi con uno straordinario concorso di gente. Ci volle tuttavia una bolla pontificia, emanata da Eugenio IV il 7 gennaio del 1432, per mettere del tutto a tacere i suoi calunniatori e detrattori, nella quale lo definì “il più illustre predicatore e il più irreprensibile maestro, fra tutti quelli che al presente evangelizzano i popoli in Italia e fuori”.

Tali eventi sono mirabilmente ricordati negli affreschi che Pinturicchio realizza presso la Chiesa dell’Aracoeli a Roma, infatti, l’iscrizione presente nel libro aperto che tiene il santo: “Pater Manifestavi Nomen Tuum Ominibus” , ci ricorda l’invenzione del trigramma del nome divino, che costò a Bernardino l’accusa di idolatria ed eresia.

Alessandra Antonucci

Pinturicchio, Gloria di San Bernardino da Siena, Cappella Bufalini

-chiesa Santa Maria in Aracoeli (1486)- particolare

Nelle sue prediche egli insisteva costantemente sulla devozione al nome di Gesù, tanto che, durante gli incontri, venivano fatte adorare e baciare dai fedeli delle tavolette di legno colorate in oro e azzurro sulle quali era dipinto o inciso il trigramma «YHS» sormontato da una croce e inscritto in un sole.  Spiegando che, mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo nome rammentava ogni aspetto della sua vita, la povertà del presepio, la modesta bottega di falegname, la penitenza nel deserto, i miracoli della carità divina, la sofferenza sul Calvario, il trionfo della Resurrezione e dell’Ascensione.

Il trigramma fu disegnato da Bernardino stesso, per questo è considerato il patrono dei pubblicitari. Il simbolo consiste in un sole raggiante in campo azzurro, sopra vi sono le lettere IHS che sono le prime tre lettere che compongono il nome Gesù in greco  (ma si sono date anche altre spiegazioni, come l’abbreviazione di “In Hoc Signo (vinces)”, il motto costantiniano, oppure di “Iesus Hominum Salvator”).

Comunque ad ogni elemento del simbolo, Bernardino applicò un significato: il sole centrale è chiara allusione a Cristo che dà la vita come fa il sole, e suggerisce l’idea dell’irradiarsi della Carità. Il calore del sole è diffuso dai raggi, ed ecco allora i dodici raggi serpeggianti cioè i dodici Apostoli e poi da otto raggi diretti che rappresentano le beatitudini; la fascia che circonda il sole rappresenta la felicità dei beati che non ha termine, il celeste dello sfondo è simbolo della fede; l’oro dell’amore.
Bernardino allungò anche l’asta sinistra dell’H, tagliandola in alto per farne una croce, in alcuni casi la croce è poggiata sulla linea mediana dell’H.
Il significato mistico dei raggi serpeggianti era espresso in una litania: 1° rifugio dei penitenti; 2° vessillo dei combattenti; 3° rimedio degli infermi; 4° conforto dei sofferenti; 5° onore dei credenti; 6° gioia dei predicanti; 7° merito degli operanti; 8° aiuto dei deficienti; 9° sospiro dei meditanti; 10° suffragio degli oranti; 11° gusto dei contemplanti; 12° gloria dei trionfanti. Tutto il simbolo è circondato da una cerchia esterna con le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi di San Paolo: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”.

Quindi la novità di S. Bernardino fu di offrire come oggetto di devozione le iniziali del nome di Gesù, attorniato da efficaci simbolismi, secondo il gusto dell’epoca, amante di stemmi, armi, simboli. Divenne un emblema celebre e diffuso in ogni luogo tanto che anche Santa Giovanna d’Arco volle ricamarlo sul suo stendardo e più tardi venne adottato come emblema dagli stessi Gesuiti.

Pinturicchio, Esequie di San Bernardino da Siena, Cappella Bufalini-chiesa Santa Maria in Aracoeli (1486)

Anche dopo la sua morte, avvenuta nella città dell’Aquila, nel 1444, Bernardino continuò la sua opera di pacificazione. Era infatti giunto morente in questa città e non poté tenervi il corso di prediche che si era prefisso. Persistendo le lotte tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare sangue e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell’Aquila si rappacificarono.

Sei anni dopo la morte, il 24 maggio 1450, festa di Pentecoste, papa Niccolò V lo proclamò santo nella Basilica di S. Pietro a Roma.