In una lettera inviata al suo amico Cardinale Bernardo Dovizi, detto il Bibbiena, datata 3 aprile 1516, Pietro Bembo, veneziano, Segretario di papa Leone X Medici, annunciava una gita a Tivoli con una formidabile compagnia di amici: il sommo pittore Raffaello Sanzio da Urbino, il letterato mantovano Baldassarre Castiglione, il poeta e botanico veneziano Andrea Navagero e il poeta e umanista trevigiano Agostino Beazzano.
I cinque amici si recarono fuori porta a visitare “l’antico e il nuovo”.
La gita a Tivoli
Comprendeva la villa di Adriano che all’epoca era conosciuta come villa di Augusto e il Tempio di Ercole nell’antica città Tiburtina che cinquanta anni dopo avrebbe visto la realizzazione della villa del Cardinal d’Este da parte dell’architetto antiquario Pirro Ligorio.
Andarono per la Campagna Romana, allora selvaggia e piena di ruderi, chissà quanti ne disegnò Raffaello e quanti spunti prese per le sue architetture.

Un mese dopo quella gita il pittore di Urbino stese la prima bozza della lettera a papa Leone X Medici.
La lettera fu usata nel 1519 come prefazione al lavoro che il papa Medici aveva dato a Raffaello e cioè quello di rilevare tutti gli edifici di Roma Antica.
Purtroppo questi disegni non sono giunti fino a noi.
La lettera di Raffaello
Ma la lettera sì.
Raffaello spiega al papa che gli uomini sono stati la causa della rovina di Roma. I marmi antichi furono usati per fare la calce. Per fare palazzi ed altro. L’arte classica distrutta dall’arte del Medioevo, l’arte Tedesca, il Gotico. Bisognava “rinascere” all’arte degli antichi.
Per questo si può veramente considerare Raffaello la prima voce che si levò in difesa dei resti archeologici di Roma. Il primo Soprintendente della storia. Questo ci dicevano all’università.
Dov’è sepolto Raffaello?
Quando morì nel 1520, a soli 37 anni gli fu fatto l’onore di essere sepolto nel Pantheon di Adriano. Il suo corpo nel XIX secolo fu rirsumato e fu collocato in un sarcofag di marmo antico con l’epitaffio più bello che io abbia mai letto. Lo si attribuisce all’amico Pietro Bembo: “Qui giace Raffaello, da lui, quando era in vita, la natura temeva di essere vinta, ora che egli è morto teme di morire con lui”.

Ogni volta che vado al Pantheon, soprattutto con i turisti, lo vado a visitare. Questo sì che era un pittore. Il più grande di tutti!
L’anno prossimo saranno 500 anni…


