I primi semi di limone a Roma

Storia di Roma

Un aneddoto molto gustoso: sapete dove furono ritrovati i primi semi di limone a Roma?

Aurea Roma

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Sapete dove sono stati trovati i primi semi di limone a Roma?

Tutti conoscono a Roma il  Campidoglio o Colle Capitolino.  Alle sue pendici, verso il Foro Romano, si trova un complesso che in antico era detto Tullianum e che è noto presso il grande pubblico come Carcere Mamertino. Le fonti antiche parlano di due complessi differenti, il Carcer, l’ambiente superiore (costruito durante il regno di Anco Marcio, 640-616 a.C.), e il Tullianum, posto al livello inferiore (costruito durante il regno di Servio Tullio, 578-534 a.C.).

Si tratta del luogo di reclusione dei nemici dello stato romano condannati a morte, in uso fino al V secolo d.C.. Vi sono stati rinchiusi tra gli altri Giugurta, Vercingetorige e secondo la tradizione anche  San Pietro.  Il Carcer viene costruito ad un livello superiore, quando si innalza il sistema difensivo alle pendici del Campidoglio (le cosiddette Mura Serviane) al di sopra di una tholos (costruzione circolare) in blocchi di peperino che oggi ha una pianta ad arco di cerchio perché un lato è stato tagliato dalla facciata del Carcer, aggiunta nel III secolo d.C..

Sopra al complesso del Tullianum nel XVI secolo è stata costruita la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, recentemente salita alla ribalta delle cronache per il crollo del tetto lo scorso 30 agosto 2018.

Dal settembre 2009 al mese di maggio 2010, la Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Roma, sotto la direzione della dott.ssa Patrizia Fortini, ha condotto degli scavi volti ad approfondire la conoscenza del luogo. Le fonti antiche parlano della presenza di una fonte di acqua nel Tullianum che da alcuni è ritenuto una cisterna. Trattasi in realtà di una sorgiva collegata alla falda contenuta nelle ghiaie del Paleotevere.  Con i recenti scavi sono stati rimossi i vari piani pavimentali, a partire dall’altare del XIX  secolo ed andando indietro ed è stata individuata un’antica fossa votiva nella quale sono stati ritrovati frammenti ceramici, cenere, resti di ossa animali e di vegetali.

I vegetali sono stati studiati da un gruppo di ricerca dell’Università Sapienza di Roma, guidato dalla prof.ssa Alessandra Celant, coordinatrice del Dipartimento di Biologia ambientale che ha condotto lo studio ed è autrice della scoperta ed è emerso che i semi di limone (pianta di origine asiatica) rinvenuti all’interno della fossa votiva sono i più antichi individuati nel Mediterraneo. Come afferma Alessandra Celant, dalla ricerca risulta che  “Si tratta di un frammento di scorza e di alcuni semi di Citrus limon, che si sono conservati perché mummificati e parzialmente mineralizzati”.

Le analisi eseguite con il metodo del radiocarbonio presso il Centro di Datazione e Diagnostica (CEDAD) dell’Università del Salento, diretto da Lucio Calcagnile, datano i frammenti all’età augustea (27 a.C.-14 d.C.).

Nella fossa votiva insieme al limone erano altri presenti semi e frutti appartenenti a varie piante mediterranee (vite, fico, ulivo, nocciòlo e corniolo)  e altri resti di ossa di maiale e di caprovini, studiate da Claudia Minniti, del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento, e due vertebre di spigola, identificate da Patrice Méniel del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) in Francia. Si tratta quindi di una deposizione rituale, avvenuta tra settembre e novembre, a giudicare dall’età degli animali e dalla stagionalità dei frutti che maturano appunto nel periodo autunnale.