Er Panonto di Papa Leone XIII

Storia di Roma

Ecco un gustoso aneddoto su Papa Leone XIII: grande Papa, grande diplomatico, il Papa della Dottrina Sociale della Chiesa. E ciociaro!

Aurea Roma

er panonto

Papa Leone XIII

Leone XIII è stato un grande papa. Regnò per 24 anni. Sarebbe dovuto morire presto,  invece arrivò a 93 anni!

Fu il papa della Dottrina Sociale della Chiesa. Scrisse ben 86 encicliche tra cui la famosissima Rerum Novarum del 1891. Il primo ad essere filmato. Il primo ad essere registrato. Era un grandissimo latinista e dantista. Sapeva a memoria la Commedia di Dante. Sempre malaticcio, ma campò più del doppio degli uomini del suo tempo. Agli inizi del 1900 la vita media in Italia era di 43 anni.

Era un grande diplomatico. Ed era ciociaro. Gioacchino Pecci il suo nome, nato a Carpineto Romano da un conte della piccola nobiltà rurale.

I ricordi di infanzia

Codesto papa era frugalissimo e negli ultimi anni della sua vita gli piaceva ricordare la sua gioventù, anzi la sua infanzia. Così gli venne in mente di far chiamare quei bambini suoi compagni di giochi che erano ancora vivi. Una sera, da Carpineto Romano, sui Monti Lepini, arrivarono in Vaticano, scortati con tutti gli onori, dei vecchi pastori. Avevano seguito le greggi di pecore e capre per tutta la vita. Si trovarono nei Palazzi Vaticani e non riuscivano a credere ai loro occhi. Marmi, affreschi, oro, argento, Guardie Svizzere, Gendarmi, camerieri con i “battichiappe”. Un sogno.

Messi in una sala attorno ad un gigantesco tavolo di marmo ad aspettare il loro amico Gioacchino. Il papa! Erano vestiti alla buona, con le scarpe della festa ma sempre “grosse”. Loro che erano abituati a mungere mammelle ovine si trovavano tra Michelangelo e Raffaello, Beato Angelico e Pinturicchio.

Aspettando il papa, cioè Gioacchino, avranno pensato alla cena, avranno pensato a quel sonetto scritto dal Belli qualche decennio prima (1836):

LA CUSCINA DER PAPA

Co la cosa ch’er coco m’è  compare

M’ha vvorzuto  fa vvede stammatina

La cuscina santissima. Cuscina? Che ccuscina! Hai da dì pporto de mare.

 

Pile, marmitte, padelle, callare, 

Cosciotti de vitella e de vaccina,

Polli, ova, latte, pesce, erbe, porcina, 

Caccia, e ‘ggni sorte de vivanne rare.

 

Dico: “Prosìte a llei, Sor Padre Santo”.

Disce: “Eppoi nun hai visto la dispenza, 

Che de ggrazzia de Ddio sce n’è antrettanto”.

 

Dico: “Eh scusate, povero fijolo!

Ma ccià a ppranzo co llui quarch’Eminenza?”

“Nòo,” disce, “ er Papa maggna ssempre solo.”

 

Già pregustavano, i nostri vecchi, chissà quale cena succulenta. Quando arrivò il papa, fuori dal protocollo si abbracciarono, uscì qualche lacrima. Ricordarono i tempi andati e poi uno di loro fece: “Giuacchì, chissà immezzo a sti palazzi d’oro che te magni. Chissà che lusso”

E il papa: “Ma no, caro, io  sono semplice, mangio la cosa più buona che esista, er panonto!”

Er Panonto

Così entrarono i camerieri con il Panonto. Una fetta di pane con sopra una fetta spessa di guanciale di maiale scaldato sul fuoco.

Tornati a Carpineto i vecchi pastori raccontarono di una cena pantagruelica. Poi mandarono  in Vaticano delle capre che furono messe nei Giardini Vaticani. Tutte le mattine facevano il latte e così Giuacchino, sua Santità Leone XIII, ricordava il suo paese d’origine.

Nel 1903, a 93 anni, mori.