La prima cosa che ti dicono su Ostia, all’università, è che era come Roma.
Quando studi archeologia alla Sapienza e sei di Roma capisci cosa significa. Ti dicono che Pompei era una piccola cittadina di provincia la cui disgrazia, cioè l’eruzione del Vesuvio, è diventata una “fortuna” archeologica che l’ha cristallizzata per sempre.
Ostia invece fu abbandonata e morì lentamente, fu sepolta dalla sabbia e dalla terra, piano, piano. I marmi, i bronzi, i mattoni , il ferro , il piombo, tutto fu spogliato. Poi vennero le incursioni dei saraceni e la fine fu definitiva.
Storia di Ostia: il primo insediamento
Ostia nacque come un insediamento atto a controllare le saline e la foce del fiume Tevere, poi divenne una colonia romana di tipo militare, poi divenne con il tempo un luogo di sbarco delle merci commestibili e non a servizio dell’Urbe, divenne il porto di Roma, ma era un porto di fiume.
Il mare in quella costa era problematico, le merci provenivano da ogni dove, da tutto il mondo che allora Roma dominava poi le trasbordavano su barche più piccole per raggiungere la città tramite il fiume.
Ostia nel massimo splendore
Nel II secolo d.C. Ostia raggiunse il suo massimo splendore, aveva 50.000 abitanti, tutti impiegati nei lavori portuali.
Il piano urbanistico della prima città era molto piccolo con il cardo e il decumano, il foro, le quattro porte, il porto fluviale; poi avvenne lo sviluppo, furono costruiti i grandi horrea, cioè magazzini immensi per stoccare le merci e poi le terme, le insulae di abitazione, i thermopolia e cioè tavole calde e le cauponae, cioè osterie e le popinae, cioè bettole, i templi, il Capitolium e i mitrei.
Come tutte le città romane Ostia era piena di fontane, era tutta intonacata di bianco ma era anche colorata. Le città romane erano colorate, di rosso, di azzurro, di verde, di nero, di giallo. Le città erano un sogno.
Le pareti delle case erano decorate con affreschi, con marmi, finanche con foglie d’oro, quelle più ricche, una ricchezza da impazzire, oggi difficilmente immaginabile. Io ho trovato una parete con tracce di foglie d’oro, ma non ad Ostia. Un’emozione indescrivibile.
Poi c’erano anche le latrine, la meglio conservata delle quali è quella delle terme del foro e le fulloniche, cioè le lavanderie. L’urina veniva raccolta per lavare i capi in tessuto. L’urina conteneva l’ammoniaca e con l’ammoniaca, mista a profumi, si pulivano i tessuti.
I primi scavi di Ostia
Nel 1867 iniziarono i primi scavi sistematici ad Ostia e così i Musei Vaticani, i Musei Capitolini, il Museo Nazionale Romano in seguito si riempirono di reperti ostiensi.
E che dire poi del Teatro, ancora oggi usato per gli spettacoli estivi, e del Foro delle Corporazioni dove gli impresari navali e i commercianti di tutto l’impero avevano i loro uffici che usavano i pavimenti in mosaico come insegne pubblicitarie per le merci che trattavano.
Da tutte le province dell’impero. Corde, legname, animali per gli spettacoli, cibi. Dalla Sardegna, dall’Africa, dalla Spagna, dalla Gallia. E marmi e graniti. Tutto. Tutto.
Ostia è entrata a far parte in modo imperioso anche nell’architettura e nell’urbanistica. Nella via di Diana ci sono i resti di un palazzo che è servito da modello per costruire i palazzi della Garbatella a Roma. E molta edilizia residenziale copia le “casette” fatte sotto Traiano e Adriano.
Quando si entra e si esce dagli scavi di Ostia è emozionante passare lungo la via Ostiense e vedere la necropoli. Ogni tanto qualche turista straniero chiede di vedere Ostia.
Io sono contento di portarceli. Io sono un archeologo. È la mia vita.
Emilio Ferracci


