Tra tutte le città del mondo, le due in cui il S. Natale è più sentito sono New York e Roma. Indubitabilmente le apparecchiature coreografiche che vengono messe su a New York, sin dal mese di novembre, ne fanno una città in cui il Natale è sentito in maniera speciale.
Il Natale a Roma
Roma, per la sua struttura barocca, costruita da Francesco Castelli detto il Borromini, da Pietro da Cortona e soprattutto da Gian Lorenzo Bernini, è di per sé un teatro di Natale. Tutto il centro storico è un palcoscenico natalizio che arriva al culmine a piazza Navona, dove il 6 gennaio, festa della Befana, si arriva all’apice delle tradizioni natalizie romane, perché a Roma non vi era Babbo Natale, ma vi era la vecchia nasuta che cavalca la scopa e porta il carbone ai bambini cattivi e i regali ai bambini buoni.

Tutto a Roma parla del Natale. Le chiese fantasmagoriche, le vesti che si era abituati a portare, la corte pontificia che creava una congerie di cerimonie che sbalordivano non solo il popolino, ma anche i nobili, soprattutto delle altre nazioni. In passato gli ambasciatori stranieri scrivevano delle lettere che raccontavano delle incredibili manifestazioni di giubilo e cerimonie che accompagnavano il periodo natalizio. Ma Roma era quasi più importante la vigilia di Natale, il 24 dicembre, che il giorno di Natale stesso.
La Vigilia di Natale
In passato la festa era sinonimo di “mangiare”. Soprattutto si mangiava il pesce. Pesce povero per i poveri e pesce più ricco per i nobili, i prelati e i cardinali. Le anguille e i capitoni erano pesci considerati nobili, mentre i poveri mangiavano pesce di fiume, pescato nel Tevere. Attualmente resta la tradizione del cenone della vigilia, detto “di magro”, anche se magro non lo è per nulla. Manca la carne, perché bisogna rispettare l’astinenza fino al 25, dove al centro della tavola impera l’abbacchio, cioè l’agnello da latte che non arriva al peso di kg 5. Il pezzo forte del cenone è il fritto vegetale.
A Roma, o meglio nel circondario, vengono coltivati degli incredibili ortaggi, come i broccoli romaneschi, le zucchine romanesche e soprattutto i fiori di zucchine e poi il cavolo, i carciofi e le borraggini. Fanno parte del tipico fritto anche la mela e la ricotta. Immancabili gli spaghetti col tonno. Vengono poi servite diverse specie di pesce. Per finire abbiamo i dolci, quelli tipici sarebbero il pan giallo e il pan pepato, ma adesso subiamo l’influenza dell’Italia del nord e perciò non mancano il pandoro (veronese) e il panettone (milanese).


Quest’anno il S. Natale, date le tristi circostanze, verrà festeggiato in sordina, ma speriamo che in futuro potrete venire a viverlo con noi!
Emilio Ferracci


