Questa vicenda vede come protagonisti alcuni dei personaggi più famosi del medioevo europeo: papa Celestino V, papa Bonifacio VIII, il re di Francia Filippo IV il Bello e Giacomo “Sciarra” Colonna, solo per citarne alcuni.
Nel panorama politico internazionale si inserisce la faida Colonna-Caetani, famiglia di Benedetto Caetani, e Bonifacio VIII, che vede la Campagna Romana e la Ciociaria al centro dello scontro.
“Papa Bonifacio fu molto altero e superbo contro i suoi nemici e avversari e molto temuto da tutti” così Giovanni Villani nella Nuova Cronaca.
Chi era Benedetto Caetani
Benedetto Caetani iniziò la carriera ecclesiastica perché voleva diventare papa. Fu aiutato dalla famiglia, aveva la madre parente di Innocenzo III e lo zio era vescovo.
Divenne un famoso giurista. Nel 1281 viene nominato Cardinale diacono. Ha amicizie importanti e diventa consigliere del re di Sicilia. Il papà Martino IV lo nomina suo Notaio e lo raccomanda agli Angiò: “Uomo di profondo giudizio, affidabile, di grande lungimiranza, solerzia e circospezione, pieno di zelo per l’onore degli Angiò”. Benedetto fa molti favori a Carlo II d’Angiò re di Sicilia ricevendone prebende e molto denaro.
Il papa Niccolò IV lo protegge, diventa sempre più potente.
Come Benedetto Caetani diventò papa
Ecco come diventa papa.
Il 5 luglio 1294, dopo due anni senza papa, viene eletto Pietro del Morrone che prende il nome di papa Celestino V. Eremita in odore di santità mal sopporta il ruolo di pontefice. Vorrebbe abdicare e allora entra in scena il Cardinale Caetani che da fine giurista suggerisce al papa come fare.
Il 13 dicembre 1294 Celestino V abdica. Il 24 dicembre Il Cardinale Caetani viene eletto papa con il nome di Bonifacio VIII.
Ora il problema è Celestino V. Di fatto ci sono 2 papi. Celestino cerca di fuggire in Oriente, ma viene catturato e consegnato a Bonifacio che lo rinchiude nella Rocca di Fumone, sopra Ferentino, in una cella piccolissima.
La morte di Celestino V
Il 19 maggio del 1296 il papa che, come disse Dante fece il Gran Rifiuto, muore. Si sparge la voce che sia stato assassinato per ordine di Bonifacio. Critiche, allusioni, non fermano Bonifacio. Toglie privilegi ai suoi nemici e li dà ai suoi familiari, nomina 20 cardinali e vescovi, tutti suoi parenti e amici.
Si getta a capofitto nell’immobiliarismo e compra terre, feudi, castelli, soprattutto a sud di Roma dove c’è già una grande famiglia, i Colonna, e lo scontro è inevitabile.
I Colonna si sentono accerchiati dai Caetani che li vogliono distruggere. I Cardinali Giacomo e Pietro Colonna si erano opposti strenuamente alla sua elezione.
Così i Colonna passano all’azione. Dalla Rocca di Palestrina partono azioni di sabotaggio fino a che un giorno Stefano Colonna fece rubare, dai suoi briganti, i muli con il Tesoro della Chiesa, che stava viaggiando verso Anagni. 200.000 fiorini divisi in 80 sacchi. Il papa li minaccia e dopo pochi giorni il denaro viene restituito.
Ma Bonifacio non si ferma. Distrugge le case dei Colonna a Roma, priva i Cardinali Colonna della loro potestà, annulla tutti i privilegi dei Colonna. Insomma una tabula rasa.
Allora i Colonna riuniscono al Castello di Lunghezza un vero gruppo di opposizione e elaborano il Manifesto di Lunghezza, firmato davanti a un Notaio, un documento in 12 punti che dichiara l’elezione di Bonifacio illegittima. Tutti i suoi atti devono essere annullati. Dichiarano che la rinuncia di Celestino V è irregolare e ottenuta con inganno da Benedetto Caetani.
Oltre ai Colonna il Manifesto di Lunghrzza vede la presenza anche di 3 Francescani tra i quali il mistico Iacopone da Todi che definisce di Bonifacio VIII “Novello Lucifero”.
La guerra nella Campagna Romana
Iniziò una vera e propria guerra nella Campagna Romana. Durò 2 anni e alla fine la vinse Bonifacio.
I Colonna chiesero perdono è il papa li perdonò, ritirò la scomunica contro di loro. Però chiese la consegna della città di Palestrina. E loro accettarono. Ma Bonifacio fu spietato. La fece radere al suolo e cospargere di sale.
Allora i Colonna capiscono che la loro distruzione è vicina. Fuggono e vanno a Parigi. Chiedono aiuto al re di Francia Filippo il Bello. E così una faida della Campagna Romana diventa una crisi internazionale.
Filippo divenne re di Francia nel 1285. La situazione economica e politica era tragica. Guerra e mancanza di fondi assillano il suo regno. Allora il re decide di riscuotere le tasse anche dal clero francese. Il papa risponde con una Bolla che scomunica i laici che riscuotono tasse dal clero e i chierici che le pagano ai laici!
Nel 1301 il casus belli, Filippo fa arrestare un vescovo che chiede al papa di risolvere un caso giuridico. Filippo dichiara che nel suo regno solo lui comanda. I chierici francesi devono rispondere a lui e non al papa.
Filippo convoca a Parigi un gran concilio di chierici e baroni per accusare il papa di illegittimità, eresia, simonia, sodomia.
I Colonna portano le prove. Documenti ed altro, incluso il Manifesto di Lunghezza.
Il consigliere del re, Guglielmo di Nogaret, propone di arrestare il papa. Non vi è un documento a tal proposito, ma la proposta viene fatta. Il papa decide di scomunicare il re e di pubblicare la scomunica l’8 settembre 1303.
I francesi e i Colonna partono. Obiettivo arrestare il papa prima che pubblichi la scomunica. Il 7 settembre 1303 pagando baroni e cittadini di Anagni, entrano e vanno al Palazzo di Bonifacio.
Sciarra Colonna vorrebbe uccidere il papa per vendicare la sua Famiglia e la distruzione di Palestrina. Guglielmo lo vuole solo arrestare per impedire la pubblicazione della Bolla di Scomunica. Sciarra allora gli dà uno schiaffo. Vorrebbe ucciderlo, ma Guglielmo lo ferma. I soldati trovano il Tesoro di Bonifacio: 2.265.000 fiorini e 8 tonnellate d’oro!
Il papa viene tenuto in reclusione domiciliare per 3 giorni. Poi il popolo di Anagni insorge contro i francesi.
Il papa scappò a Roma. Si chiuse nel Palazzo Papale e dopo un mese morì. I Colonna rientrarono in possesso di tutti i loro averi e privilegi. Filippo il Bello fece di più. Oltre ad affermare l’autonomia dello stato sul papato, spostò la sede papale ad Avignone. Lo schiaffo fu breve. Le conseguenze lunghissime.


