L’eccezionale viaggio in America della Pietà di Michelangelo

Storia di Roma

In questi giorni si fa un gran parlare di viaggi, soprattutto viaggi negati e pur valutando io stessa il paragone assai azzardato, colgo l’occasione per raccontarvi, tra le cronache curiose della Basilica di San Pietro, di un eccezionale viaggio intrapreso…

Aurea Roma

In questi giorni si fa un gran parlare di viaggi, soprattutto viaggi negati e pur valutando io stessa il paragone assai azzardato, colgo l’occasione per raccontarvi, tra le cronache curiose della Basilica di San Pietro, di un eccezionale viaggio intrapreso dalla Pietà di Michelangelo. Un viaggio via mare avvenuto nel 1964, il suo unico viaggio: doveva essere presente alla Esposizione Mondiale di New York, in occasione del IV centenario della morte del suo autore.

Il prestito era stato concesso già da Giovanni XXIII e fu confermato dal suo successore.

L’imballaggio

Dal notiziario mensile n. 9, settembre 2018, de ‘LA BASILICA DI S. PIETRO’ traggo la seguente foto, rara per l’epoca poiché a colori, che documenta la delicata operazione di spostamento ed imballaggio.

Nel notiziario segue il racconto: sotto la direzione tecnica del direttore dei lavori della Fabbrica ing. Vacchini, la Pietà venne fatta scivolare, grazie a tavole di legno di faggio saponate, dal suo piedistallo marmoreo in una cassa di legno. Ad eseguire l’operazione furono i fratelli Minguzzi con l’aiuto del personale sanpietrino. Le pareti laterali della cassa vennero rivestite di lastre di polistirene, comunemente chiamato polistirolo, considerato all’epoca un materiale “modernissimo”. Fu scelto dagli organizzatori americani, al posto del tradizionale sistema di imballaggio con i “baggioli”di legno.

Poi grossi bidoni di polistirolo espanso vennero rovesciati all’interno della cassa ed innumerevoli minuscole sferette penetrarono in ogni interstizio della scultura. L’uso di questo materiale per noi normale, anzi per la sua origine ormai malvisto, fu considerato all’epoca come un’ eccezionale novità!

La cassa di legno a sua volta venne chiusa in un cassone metallico, ermetico ed inaffondabile, internamente trattato con sostanze isolanti ed ignifughe.

Qui sotto è riportata un’ altra foto tratta dal notiziario n.1 del 2012, scattata sul Sagrato della Basilica mentre la doppia cassa, pesante ben 6 tonnellate, sui cui lati campeggia la scritta “PIETA’”, viene trasportata sul camion.

Probabilmente però più suggestiva ancora possiamo considerare una terza foto tratta dal  notiziario n. 8, agosto 2011.

Il trasporto

Anche questa come le precedenti è stata scattata da Francesco Giordani, fotografo ufficiale della Santa Sede dal 1930 al 1978, attualmente conservata insieme alle altre nel fondo Giordani dell’Osservatore Romano.

Il lastricato di Piazza San Pietro, reso lucido da una leggera pioggia è percorso da un piccolo furgone della ditta Gondrand, che trasporta la cassa.

La segue, trasportata da un altro camioncino, la statua del Buon Pastore, che l’accompagnò in questa avventura. A scortare le opere, un piccolo corteo di automobili al cui interno viaggiavano vari responsabili, vaticani ed americani, dell’operazione. Tutti i mezzi erano diretti a Napoli dove si sarebbero imbarcati  sulla nave Cristoforo Colombo

L’esposizione a New York

Dopo un viaggio durato 8 giorni il celeberrimo capolavoro venne esposto nel Padiglione Vaticano del New York World’s  Fair e durante la sua permanenza fu ammirato da più di 27 milioni di visitatori.

Il ritorno

La scultura tornò in basilica il 13 novembre 1965 e quattro giorni dopo l’Osservatore Romano pubblicò una foto di papa PaoloVI insieme al cardinale arcivescovo di New York Francis Spellman  insieme ad altre personalità, davanti alla Pietà  finalmente tornata al suo posto.

Un trafiletto di commento descriveva la gioia del Santo Padre per il ritorno della “venerata e amata” scultura. Esprimeva inoltre la considerazione fatta dal Pontefice, che quello sarebbe stato “l’unico viaggio” della Pietà, portato a termine grazie “alla preghiera e alla bravura delle persone che si erano assunte, con grande abnegazione, la grave responsabilità del suo trasporto”.

Così dovette probabilmente decidere Paolo VI,  considerando i grandi rischi corsi dal prezioso capolavoro nell’eccezionale, seppur riuscito, viaggio. 

Filomena De Santis