In occasione del dilagare del Coronavirus, lo scorso 11 marzo, papa Francesco ha fatto una supplica alla Madonna Madre del Divino Amore. La Madonna Madre del Divino Amore è la Madonna del popolo romano e della campagna romana che protesse Roma nella fase finale della Seconda Guerra Mondiale. É chiaro che la Madonna è la Madonna, però in tutta Italia e in tutto il resto del mondo vi sono svariati santuari a Lei dedicati e svariati modi di invocarLa. Quella del Divino Amore è considerata una delle più potenti, se non la più potente.
La Storia della Madonna del Divino Amore
La Sua è una storia particolare. Tutto iniziò 280 anni fa, nel 1740, a primavera. Un pellegrino che si stava recando a Roma per pregare sulla tomba di San Pietro, di passaggio tra le vie Ardeatina e Appia Antica, a circa km 12 da Roma, all’epoca molto selvaggi e desolati, fu colto da un violento temporale.
La pioggia e il vento lo fanno riparare sotto le mura dirute di un castello in disarmo, il Castel di Leva che nell’XI secolo, sotto papà Gregorio VII, si chiamava Castello dei Leoni. Nel 1295 la Famiglia dei Savelli lo ricostruì e le mura e le porte furono affrescate dalla scuola romana di Pietro Cavallini, con immagini sacre. Su di un’alta torre vi era la Madonna con Gesù Bambino in trono, in alto la colomba dello Spirito Santo che è il simbolo del Divino Amore.
Perché la Madonna era una ragazza che accettò di divenire la madre del Salvatore, poiché era piena dello Spirito Santo che è il Divino Amore.
Il pellegrino all’improvviso si trova in una situazione complicata. Viene circondato da un branco di cani randagi che lo vogliono sbranare. La pioggia cade copiosa e per il pellegrino non vi è più scampo. Si copre il capo con il mantello ma con l’ultimo sguardo vede l’affresco della Madonna.
“Madonna, grazia” grida e si copre aspettando l’assalto delle belve feroci. Ma non accade nulla. Allora si scopre e vede che i cani guardano in alto alla Madonna e ridono, mansueti. Poi se ne vanno. Accorrono i pastori dalle vicinanze e apprendono la storia. Tutti da allora pregarono e la Madonna faceva grazie incredibili e innumerevoli. L’affresco venne staccato e portato alla Falcognana.
In seguito si decise di costruire una casa per la Madonna e il progetto venne affidato all’architetto Filippo Raguzzini. Nel 1745 la chiesa fu terminata e il 31 maggio del 1750, il Vescovo di Padova Carlo Rezzonico che nel 1758 diverrà papà Clemente XIII, celebrò la solenne dedicazione dell’altare maggiore alla Madonna Madre del Divino Amore.
Diviene il Santuario per antonomasia del popolo Romano, a maggio si faceva il pellegrinaggio delle famose “Minenti” le erbivendole e “fruttarole” di Roma che coperte di collane d’oro e coralli si facevano portare in carrozza al Divino Amore.
Ecco la descrizione di un pellegrinaggio effettuato da Giuseppe Gioachino Belli, riportata in un suo sonetto.
LA DEVOZZIONE DER DIVIN’AMORE
Dimenica de llà1 Rinzo, Panzella,
Io, Roscio e le tre fijje der tintore
Vòrzimo2 annà a fà un sciàlo3 in carrettella
4A la Madonna der Divin’Amore.4
Che t’ho da dì, Sgrignàppola? co’ cquella
Solina5 llà che t’arrostiva er core,
Èccheme aritornà la raganella,6
8Ecco arincappellasse7 er rifreddore.
Credime, còcca mia,8 ma dda cristiano
Ce direbbe aresie: ch’è ’na miseria
D’avé a stà sempre co’ ppilucce9 in mano.
12Mo er zemplicista me dà ’na materia
Appiccicosa: e un medico brugnano10
Lo ssciroppo de radica d’arteria.11
Morrovalle, 22 settembre 1831.
Giuseppe Gioachino Belli.
Sonetti romaneschi. Città di Castello, S. Lapi Tipografo – Editore, 1889
Note
- La domenica antecedente all’ultima.
- Volemmo
- Scialare vale: “sfogarsi in ricreazione.„
- Chiesolina campestre [a Castel di Leva, fuori di Porta S. Giovanni], dove in un giorno del mese di…..[giugno] sono i fedeli condotti dalla divozione a bagordo. [Intere famiglie, infatti, si spargono per que’ prati a mangiare la tradizionale porchetta, innaffiandola abbondantemente col vino de li castelli, siccè la sera le sbornie non si contano.]
- Sole ardente e non riparato.
- Il rauco del catarro. [Il rantolo.]
- Rinforzarsi.
- Mia ben amata.
- [Pentolucce.]
- [V. la nota 1 del sonetto: Er medicoecc., 24 genn. 33.]
- Altea
Gennaio del 1944
Nel gennaio del 1944 la sacra icona fu portata a Roma per proteggerla dai bombardamenti. Prima in San Lorenzo in Lucina e poi in Sant’Ignazio a Campo Marzio.
Roma era in pericolo, i nazisti avevano minato tutti i ponti del Tevere e i monumenti. L’ordine di Hitler era di distruggerla. Allora Pio XII fece recitare il Voto di Protezione della città eterna alla Madre del Divino Amore alle 18 del 4 giugno del 1944 e i nazisti se ne andarono senza eseguire lo sciagurato ordine. La Madonna del Divino Amore aveva salvato Roma. Le fu dato il titolo di Salvatrice dell’Urbe e fu riportata al suo Santuario da decine di migliaia di Romani.
Dato il grande afflusso di pellegrini, nel 1987 è stata costruita accanto a quella antica una chiesa nuova e più ampia che è sta consacrata nel 1999 da S. Giovanni Paolo II.
Emilio Ferracci


