La leggenda dell’urna d’oro di Traiano

Storia di Roma

Tanti anni fa studiando la Colonna di Traiano mi imbattei in un racconto leggendario… Il Marchese Emilio Rodriguez Almeida y Mendoza era un nobile di Siviglia molto colto, forse il più colto del suo paese, la Spagna. Era innamorato dei…

Aurea Roma

Tanti anni fa studiando la Colonna di Traiano mi imbattei in un racconto leggendario…

Il Marchese Emilio Rodriguez Almeida y Mendoza era un nobile di Siviglia molto colto, forse il più colto del suo paese, la Spagna. Era innamorato dei tempi andati, quando dalla sua terra uscirono degli Imperatori Romani. Nelle sue terre c’erano le vestigia della città di Italica. Così nel 1555 decise di intraprendere un viaggio nella Città Eterna per vedere con i suoi occhi i resti di quella volta che aveva tanto studiato.

Il Marchese era infatuato della Romanità. Conosceva tutto quello che si poteva conoscere in quel tempo. Aveva studiato le carte inedite ed i disegni di Raffaello Sanzio a cui papa Leone X Medici aveva dato incarico di redigere una mappa commentata di Roma antica.

Ma era soprattutto attirato da Traiano, il suo imperatore. Il Foro di Traiano era ormai occupato da case e botteghe. Negozi di macellaio che ammazzavano le bestie che, provenienti dalla Ciociaria attraverso la via Casilina, antica viaLabicana, stazionavano nel Campo Vaccino, una volta il Foro Romano, il centro del mondo.

La colonna però era sempre rimasta libera, e alla sua base nel XII secolo era stata costruita una minuscola chiesetta, S. Niccolò de Columna.

Ormai la chiesetta era abbandonata. La porta sfondata. Entrò e vide i resti di quello che una volta era stato un altare. Si informò nei paraggi e scoprì che c’era ancora un sacerdote titolare della chiesa.

Sapeva che la colonna era stata anche la tomba dell’imperatore Traiano. Così offrì 1000 ducati romani al prete per scavare sotto l’altare. Una cifra enorme. Il prete acconsenti subito. Trovò tre uomini, pala, piccone e carriola. Dopo cinque giorni di scavo attento e prudente trovo l’ urna d’oro massiccio con le ceneri di Traiano.

IMPERATOR CAESAR DIVI NERVAE FILIUS  MARCUS UlPIUS NERVA TRAIANIS OPTIMUS AUGUSTUS FORTISSIMUS PRINCEPS GERMANICIS DACICUS PARTHICUS

Era proprio lui. Diede un bel premio agli operai per assicurarsene il silenzio e partì subito per Siviglia.

Arrivato nel suo castello aprì l’ urna con fare religioso. Trovò le ceneri di Traiano. Con un cucchiaino d’ oro ne prese un po’. Le miscelò in una bottiglia di vino  Tempranillo. Lo bevve tutto leggendo la storia delle guerre Daciche. Nel salone del castello aveva un camino monumentale. Pose l’urna sopra lo stipite del camino, ordinando che nessunodovesse toccarla. Solo lui la toccava e la puliva.

Dopo 20 anni, a Roma  regnava  papa Gregorio XIII Boncompagni, il marchese si alzò, ma si sentiva male. Capì. Riuscì a raggiungere l’urna. La toccò appena e cadde fulminato. Traiano se lo era portato via. Morì senza eredi. Il castello fu preso da suoi amici nobili. Mandarono delle serve a pulire. Che bella cassetta d’oro. Ma cosa c’è dentro? Tutta polvere. Maria puliscila. Maria andò in giardino aprì l’ urna e una folata di vento portò via l’ imperatore.

SIC TRANSIT GLORIA MUNDI

Emilio Ferracci

leggenda urna oro traiano