Il 31 maggio, a conclusione del mese mariano, si ricorda la visita che la Vergine Maria fece alla cugina Elisabetta dopo avere ricevuto l’annuncio che sarebbe diventata madre di Gesù per opera dello Spirito Santo. La festa della Visitazione, di origine francescana, veniva da questi celebrata il 2 luglio tenendo conto della cronologia suggerita dall’episodio evangelico, oggi non è più così, perché si è voluto fissare la memoria all’ultimo giorno di maggio, quale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto particolare della Vergine.
Ed è proprio durante il saluto tra Elisabetta e Maria, che quest’ultima in risposta pronuncia lo stupendo cantico del Magnificat, la più degna lode che Dio ricevesse dalla bocca della sua santa Madre e che la Chiesa fa recitare ogni giorno ai sacerdoti nell’Ufficio divino:
“L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata…”
Nell’arco dei secoli tante sono state le manifestazioni di fede per ricordare tale evento, ma ve n’è una in particolare che pochi conoscono e che ogni anno si celebra presso i Giardini Vaticani. Tanti anni fa mi è capitata la fortuna di potervi partecipare. Anche se l’invito era aperto a tutti e non c’era bisogno di biglietti, pochi ne erano a conoscenza che, in questa data, vi era l’usanza di realizzare la processione del flanbeaux recitando il rosario in onore di Maria.

Il raduno era nel primo pomeriggio presso il Sant’Uffizio, dove venivano consegnate le candele, poi piano piano si iniziava la processione recitando il rosario, passando a lato della Basilica di San Pietro risalendo la collina del Vaticano per terminare davanti alla Grotta di Lourdes, fedelmente riprodotta, con il “Salve Regina” insieme al Papa.
Durante la processione mentre si svolgevano i canti e le preghiere del Rosario le persone erano avvolte dal dolce profumo dei fiori, soprattutto le rose, come se tutto il creato partecipasse alla festa.
In questo periodo così problematico, tale festa acquista ancora più significato, poiché quest’anno la recita del Santo Rosario coinvolgerà tutti i santuari del mondo per invocare la fine della pandemia.
Ma maggio è anche il mese della festa delle “rose”, durante il quale viene scelta la rosa più bella, che per i cristiani è Maria. Infatti non va dimenticato il fatto che i fiori rimandano a significati importanti: la rosa, la cui struttura concentrica da l’idea di una ruota simbolo del tempo che passa, è eterna sequenza di vita-morte-vita.
Tanti possono essere i suoi significati, per esempio la rosa rossa è simbolo della sofferenza e della passione, poiché ricorda il sangue versato dal Crocefisso per la redenzione dell’umanità, ma al tempo stesso ne rappresenta anche la regalità, mentre quella bianca è l’immagine dell’innocenza e della purezza, della spiritualità e della castità, del candore e quindi è l’emblema per eccellenza della Vergine Maria.
Alessandra Antonucci

Secondo un’antica leggenda prima della caduta dell’uomo la rosa era priva di spine, ecco perché molte volte la Vergine è chiamata‚ “rosa senza spine”, si vuole alludere al fatto che non è stata toccata dal peccato originale, e per questo motivo è la prescelta per essere la Madre di Dio “Theotòkos”.


