La Candelora o Festa delle Candele

Storia di Roma

È la festa con cui la Chiesa  a tutt’oggi commemora la “presentazione di Gesù al tempio” e al tempo stesso la “purificazione di Maria”. Infatti, secondo la legge mosaica, trascritta nel Levitico (12, 2-8), si ricorda: “che la madre di un figlio…

Aurea Roma

È la festa con cui la Chiesa  a tutt’oggi commemora la “presentazione di Gesù al tempio” e al tempo stesso la “purificazione di Maria”. Infatti, secondo la legge mosaica, trascritta nel Levitico (12, 2-8), si ricorda:

“che la madre di un figlio maschio doveva presentarlo al tempio, quaranta giorni dopo la nascita, davanti al tabernacolo e offrire in sacrificio, come purificazione (poiché:  la donna era considerata impura del sangue mestruale), un agnello o, per i più poveri, una coppia di colombe o di tortore.”

Nel Vangelo secondo Luca (2, 22-29) si legge che Maria e Giuseppe, in ottemperanza a quanto prescritto dalla legge giudaica, portarono il piccolo Gesù presso il tempio di Gerusalemme quaranta giorni dopo la sua nascita. Siccome ogni primogenito del popolo ebraico era considerato offerto a Dio, era necessario che i genitori lo riscattassero attraverso un’offerta.  Maria, avendo concepito per opera dello Spirito Santo, non avrebbe avuto bisogno della purificazione, ma obbedì alla tradizione del suo popolo. Rispettando il rito ebraico, si era fermata sulla soglia del Tempio, mentre Simeone prendeva tra le braccia Gesù, e riconosciutolo immediatamente come il Messia lo chiamò:

«Luce che illumina le genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Non a caso  questo passo evangelico trova la sua più antica traduzione figurata nel mosaico dell’arco trionfale della basilica romana di Santa Maria Maggiore, commissionata dal pontefice Sisto III, all’indomani del concilio efesino del 431, che stabilì il dogma della partenogenesi di Maria Theotokos.

In quest’arco, tra le scene dell’Infantia Salvatoris, tenendo conto degli scritti evangelici, ma anche degli apocrifi come lo pseudo-Matteo, si riconosce il momento in cui la Vergine (vestita come un’imperatrice bizantina), accompagnata da Giuseppe, reca il Bambino al tempio di Gerusalemme, mentre viene accolto dalla profetessa Anna e dall’anziano Simeone. Quest’ultimo è seguito da un gruppo di anziani sacerdoti, mentre sullo sfondo si staglia la fronte del tempio, caratterizzata da quattro colonne in facciata, come per emulare la tipologia del tempio classico romano tetrastilo. L’ingresso è arricchito da una lampada pendente e dalle cortine raccolte, mentre nel frontone troviamo rappresentata l’immagine assisa di Roma munita di lancia, con un globo nella mano destra. Tale effigie probabilmente ebbe come modello il tempio romano di Venere e Roma sulla via Sacra.

Inoltre, dinanzi al tempio si intravedono due volatili bianchi e due scuri, che possono essere identificati con la coppia di colombi e la coppia di tortore recate da Giuseppe per il sacrificio.

In quest’unica scena si distinguono quindi vari significati: la consacrazione del bambino nella comunità israelitica; la “purificazione” di Maria; l’accensione  delle candele dalla lampada pendente del tempio; le profezie di Simeone ed Anna che riveleranno come Gesù sia il Messia tanto atteso: “luce delle genti”.

La benedizione delle candele, nella chiesa cattolica, alla luce di tali interpretazioni, diventa così  il simbolo di colui che illumina gli esseri umani, ovvero: “la luce del mondo”.

Bisogna precisare che, secondo un’antichissima tradizione. questa festa cristiana sarà istituita da Papa Gelesio solo nel 492, con l’intenzione di sostituire la processione illuminata dai ceri ai Lupercalia romani.

luperci, erano membri di un sodalizio fondato secondo la tradizione dagli stessi Romolo e Remo che dopo aver sacrificato una capra a Lupercus, ricavavano della pelle dell’animale, tagliata in strisce sottili,  delle fruste (dette “februa”) per fustigare chiunque incontrassero sul colle Palatino. Un rito questo che i Romani seguivano ogni  anno nel mese di febbraio, per  prepararsi all’arrivo della primavera, fatto di processioni di fiaccole e riti di purificazione, per ottenere le grazie di Lupercus, dio della fecondità. Un rito così importante che sarà ricordato anche da Ovidio (Fasti 2, 19-24).

Infatti, con februum o februa, i Romani intendevano lo «strumento di purificazione, da qui la derivazione del nome del mese di febbraio “ februarius” o mese delle espiazioni, o delle purificazioni.

Quindi il Rito della benedizione e processione delle candele è antichissimo. In origine si teneva il 14 febbraio, secondo l’autorevole testimonianza della pellegrina Egeria, ma verrà poi spostato al 2 febbraio.

Una cerimonia questa che a Roma tutt’oggi si perpetua grazie all’Arciconfraternita di Santa Maria dell’Orto. Nella cui chiesa, sita in via Anicia 10, ogni anno si tiene, infatti, la cosiddetta “candelora dei fiumaroli”, che vive il suo il suo momento più toccante nella “Benedizione delle Candele” e nella “Distribuzione dei Ceri Benedetti” ai fedeli.

Testimoniando così che:

“Sono passati quaranta giorni dal Natale e con

la Candelora si chiude il periodo delle celebrazioni natalizie

ed inizia il cammino di luce verso la Pasqua”

Al tempo stesso non dobbiamo dimenticare che questa festa ha anche un significato legato alla fine del periodo invernale a all’avvicinarsi dei primi accenni di primavera, in ricordo di ciò  abbiamo un noto proverbio romanesco:

“Quando vien la Candelora, De l’inverno semo fora;

ma se piove o tira vento, De l’inverno semo drento.”

Alessandra Antonucci