Quando noi guide di Roma nei Musei Vaticani portiamo i turisti a vedere le Stanze di Raffaello dobbiamo passare, purtroppo molto velocemente, per una sala chiamata sala Sobieski. Qui c’è il più grande quadro ad olio esposto nei Musei Vaticani, realizzato nel 1883 dal pittore polacco Jan Matejko e poi donato a papa Leone XIII, Pecci.
Si intitola “Il re di Polonia Giovanni III Sobieski libera Vienna dall’assedio dei Turchi, 11-12 settembre 1683”. La capitale dell’Impero austriaco era sotto assedio da oltre 2 mesi, da parte di un ingente esercito ottomano di 300 mila soldati, guidati dal Gran Visir Kara Mustafa Pasha. Le forze occidentali ammontavano a ottantamila uomini.
Fu, dopo quelle di Poitiers e di Lepanto, la terza battaglia sacra in cui le forze cristiane ed europee fermarono l’avanzata dei mussulmani in Europa.
Come al solito le litigiosissime case regnanti del vecchio continente non erano mai d’accordo a fronteggiare il pericolo turco. La Francia era segretamente alleata degli ottomani contro l’Austria.
Il beato papa Innocenzo XI, Odescalchi, dovette faticare molto per convincere le forze europee a difendere Vienna. Alla fine furono i polacchi del re Giovanni III Sobieski che risolsero il problema. L’assalto decisivo fu portato da 14 mila ussari alati polacchi, un corpo di cavalleria pesante d’élite che portava dietro le corazze due supporti di legno con le ali dell’Aquila.
Vienna sembrava condannata e resistette solo grazie all’eroismo dei suoi difensori e alle formidabili mura.
Padre Marco D’Aviano e la Battaglia di Vienna
Altra figura di spicco di questa vicenda fu il beato padre Marco d’Aviano, cappuccino, a cui il beato papa Innocenzo XI, Odescalchi affidò il compito di ricreare la Lega Santa delle nazioni cristiane per bloccare l’espansionismo ottomano. Riuscì a fare giungere a Vienna aiuti dalla Spagna, dal Portogallo, da Firenze, da Genova, da Venezia e dalla Polonia. Nonostante l’antipatia e la rivalità tra Giovanni III Sobieski e Leopoldo I d’Asbugo imperatore d’Austria.
Padre Marco compì un mirabile capolavoro diplomatico e il re di Polonia venne in soccorso. La mattina prima della battaglia il padre cappuccino celebrò la messa davanti all’esercito cristiano e il re Giovanni in persona fece il chierichetto. Dal 14 luglio Vienna era assediata e ormai allo stremo, falcidiata dalla fame e dalle epidemie.
La battaglia finale iniziò l’11 e terminò il 12 di settembre. Il papa Innocenzo XI dichiarò quel giorno “Festa del Santissimo Nome di Maria”. Alla Battaglia di Vienna erano presenti anche Livio Odescalchi, nipote del papa e il Duca Eugenio di Savoia che divenne in seguito uno dei più grandi condottieri europei. Gli fu intestata la famosa Marcia del Principe Eugenio.
L’invenzione del cappuccino
Vi sono varie ipotesi sull’origine del cappuccino, bevanda simbolo dell’Italia. A noi piace raccontarvi la seguente. Nel campo turco furono trovati molti sacchi di caffè che non era conosciuto in Occidente. Un prigioniero ottomano spiegò come si facesse il caffè. Fu però considerato troppo amaro e fu addolcito con del latte. Dal colore, simile a quello del saio di padre Marco d’Aviano, fu chiamato “ cappuccino”.
Meno certa invece è l’invenzione del cornetto dal crescente lunare, ossia croissant, a ricordare la mezza luna turca.


