A differenza dei Romani di cui restano molte testimonianze scritte nelle fonti storiche degli autori antichi, degli etruschi non abbiamo testimonianze scritte a parte pochi testi epigrafici per lo più di carattere funerario, che ci dicono molto poco sui loro usi e costumi, per cui ancora oggi gli archeologi dibattono sulle origini , costumi, religione, lingua , e tradizioni di questo affascinante popolo dell’Italia antica.
Tutto quello che rimane degli Etruschi è la loro cultura materiale, un immenso patrimonio di testimonianze archeologiche, case, templi, edifici di culto, pitture, sculture, oggetti e utensili della vita quotidiana, splendide tombe dipinte con ingenti corredi funerari, un ricco mosaico di reperti archeologici che ci aiuta a ricostruire la vita e i costumi di questa grande civiltà del Mediterraneo antico.
Una grande civiltà aperta agli scambi commerciali con altri popoli del Mediterraneo, molto evoluti che molto prima dei Romani avevano appreso la scrittura, l’arte e le tecniche edilizie. Ricordiamo che quando Roma era ancora un piccolo villaggio composto di nuclei capannicoli, in Etruria c’erano già delle vere e proprie città, con templi, case, edifici in muratura ed enormi tumuli principeschi ricchi di preziose suppellettili e monili in oro, argento, bronzo, in parte di manifattura locale, in parte provenienti da altre culture quali, la Siria, la Palestina, l’Egitto , la Grecia…
Questo grande popolo, troppo dimenticato dalla storia, anche quella contemporanea dell’ era fascista italiana che ha prediletto l’archeologia della grande Roma imperiale, più consona alle esigenze del regime, è inoltre stato tra i più pacifisti del Mediterraneo antico. Dediti al commercio, gli Etruschi non hanno mai intrapreso una battaglia di conquista, ma solo di difesa dall’opprimente avanzata romana. E pProprio Roma, in un breve lasso di tempo, per la sua sete di dominio ed espansione territoriale, conquisterà terre e città dell’ Etruria inducendo questo grande civiltà a scomparire per sempre sotto la sua egida.
Da questi splendore della civiltà etrusca, più che di quella Romana, rimasero colpiti già i viaggiatori del Gran Tour che spesso alla fine dell’800 viaggiavano in Italia solo per ammirare le splendide rovine della civiltà etrusca. Alcuni britannici, scrittori e colti appassionati di etruscologia, partirono per l’Italia alla scoperta del fascino degli Etruschi già tra la fine dell’Ottocento e primi del Novecento.
Del loro viaggio in Italia alla scoperta delle rovine delle città etrusche ci lasciano testimonianza nei loro libri, George Dennis che nel 1848 scrisse il suo bel resoconto di viaggio in Etruria “Cities and cemetries of Etruria”, corredato dalle bellissime illustrazioni ad acquarello di Samuel Ainsely che catturano gli aspetti più pittoreschi dei luoghi e delle rovine visitate dal Dennis.
Altri splendidi scrittori britannici del loro viaggio in Etruria furono un’avventurosa nobildonna inglese, Mrs Hamilton Gray che alla fine dell’800 scrisse un bellissimo racconto di viaggio al femminile ” Tours of the sepulchres of Etruria” e per finire, D. H. Lowrence. Lo scrittore inglese visitò per la prima volta l’Etruria nel 1926, lo stesso anno si dedicò alla lettura delle memorie degli Etruschi del Mommsen, Weege, Ducati e nell’aprile del 1927 riuscì a realizzare il progetto di un tour in Etruria, dal Museo di Villa Giulia, proseguì con tappe a Cervetri, Tarquinia, Vulci e Volterra da cui scaturì un manoscritto che già era realtà nel mese di giugno dello stesso anno che fu pubblicsato nel 1932 con il titolo di “Etruscan Places “.
Nello stesso anno in una lettera, Lowrence scrive che “gli Etruschi erano un popolo vivace, giovane, allegro che viveva la vita senza voler dominare gli altri. Sono innamorato dei miei Etruschi. Erano cosi pieni di vita che non avevano bisogno di comandare. Vorrei scrivere un paio di bozzetti sui luoghi degli etruschi, nulla di scientifico, solo come sono al presente e le impressioni che se ne hanno”.
Nel frattempo, con le antichità etrusche, Lowrence descrive anche l’Italia fascista, rigidamente impettita e burocratica, intenta ad inventare il saluto romano e dare nuovi nomi ai luoghi antichi: Corneto adesso si chiama Tarquinia. La ruota della storia nel suo volgere inesorabile, suscita un commento ironico: “Ma i Fascisti che si considerano in tutto e per tutto Romani, eredi dell’Impero e del potere Mondiale, prendono una cantonata quando vogliono restituire la perduta dignità ai luoghi etruschi , perché di tutte le popolazioni che vissero in Italia, gli Etruschi erano di certo i meno Romani”.
Dott.ssa Claudia Pinci
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