A Roma, per via della sua storia millenaria, le vie spesso assumono dei nomi bizzarri e curiosi.
Nel cuore della Roma moderna, nel Campo Marzio, nel rione Pigna, a pochi passa da piazza Venezia, si incrociano due strada che hanno delle denominazioni molto particolari: via del Pie’ di Marmo e via Santo Stefano del Cacco.

Le origini dei nomi
I due strani nomi derivano da due manufatti presenti in zona fin dall’antichità, legati al culto della dea Iside e del suo consorte Serapide. Al di sotto dell’attuale basilica di Santa Maria sopra Minerva si trovano i resti del tempio di Iside, noto anche come Iseo Campense (cioè tempio di Iside nel Campo Marzio), dedicato alla dea egizia e al suo consorte Serapide.
L’Iseo Campense è stato costruito dai triumviri nel 43 a.C. ed è stato in seguito distrutto da Tiberio. Fu ricostruito da Caligola per essere poi nuovamente devastato da un incendio nell’80 d. C.. Fu infine ricostruito da Domiziano subito dopo l’80 d.C., abbellito da Adriano e restaurato da Alessandro Severo.
Al suo interno, oltre a numerose altre statue ed obelischi, si doveva trovare una colossale statua di culto a cui il nostro piede dovrebbe appartenere. Si è salvato solo il piede, perché probabilmente il resto del corpo è stato asportato e distrutto nel medioevo.
Il Pie’ di Marmo
Il piede in questione che calza un sandalo e che è in marmo proconnesio, è stato scoperto in zona nel XVI secolo ed in origine si trovava nella via omonima. Nel mese di gennaio del 1878 è stato spostato all’inizio di via di Santo Stefano del Cacco, perché avrebbe potuto ostacolare il corteo funebre di Vittorio Emanuele II, diretto al Pantheon dove il re è stato seppellito.

Il nome della via di Santo Stefano del Cacco deriva dalla presenza dell’omonima chiesa, fondata nel IX secolo dal papa Pasquale I. Il campanile vi è stato aggiunto nel XII secolo e nel 1563 l chiesa è stata concessa ai padri silvestrini.
Fin dal XIV secolo, davanti alla facciata della chiesa, era visibile una statua in granito del dio egizio Thot, rappresentato come un babuino (II sec. D.C.). I romani lo chiamavano “macaco”, parola che poi si è corrotta in “Cacco” che è stato aggiunto alla denominazione della chiesa. La statua, purtroppo priva della testa, adesso si trova nel Musei Vaticani, nel Museo Gregoriano Egizio.



