La prima volta che sentii parlare della Torraccia di Centocelle ero molto piccolo. Quattro anni credo, 1971.

Mio nonno materno, Emilio Dente, mi disse che tornato dalla prigionia in Germania un suo cugino di Montecompatri, ufficiale dell’ Aeronautica Militare Italiana lo assunse per sei mesi in lavori di movimento terra presso la Torraccia di Centocelle. Con quei soldi mio nonno aprì la sua macelleria a San Cesareo.
Mia madre mi disse che negli anni ’50 andavano a fare Pasquetta li lungo l’antica via Labicana (ora via Casilina). Vicino a questa torre, nel 1848, furono scavati i resti di un Mausoleo che aveva rilievi magnifici e iscrizioni.
Chi erano gli Haterii
La tomba apparteneva ad una importante famiglia di costruttori romani, la famiglia degli Haterii, che operarono negli appalti pubblici all’epoca dei Flavi (fine I sec. d.C.).
Nei rilievi che sono datati agli inizi del II secolo d.C., si riconoscono un ingresso del tempio di Iside in Campo Marzio, oggi detto Arco di Camigliano in piazza del Collegio Romano (i cui resti sono visibili in un museo d’impresa appena inaugurato: https://www.iseum.it/), il Colosseo, l’Arco di Tito, un Tempio, forse di Giove Statore. In un altro rilievo si vede una bellissima gru con le corde e le pulegge, mossa da una ruota azionata da operai che vi camminano dentro. I rilievi furono acquisiti nel 1853 dai Musei Vaticani dove si trovano tutt’ora nel Museo Gregoriano Profano.


Il capo famiglia era Quintus Haterius Thichicus, redemptor, cioè appaltatore del periodo di Domiziano, l’imperatore che terminò di costruire il Colosseo, l’ Anfiteatro Flavio, o per meglio dire l’Amphitheatrum Novum. Se non conosciamo i progettisti del monumento, almeno conosciamo il nome di una delle imprese edili che lo costruì.
E il pensiero che quel luogo sia così legato alla famiglia di mio nonno, mi fa sempre emozionare. Troppo.
Emilio Ferracci

