La Basilica di San Clemente al Laterano all’inizio del 1400, diventa di nuovo un polo nevralgico della città, grazie al ciclo pittorico realizzato da Masolino da Panicale per la decorazione della cappella dedicata a santa Caterina d’Alessandria, commissionato dal Cardinal Branda Castiglioni, titolare della chiesa; grazie a quest’opera sublime si inserisce a pieno titolo nel grandioso programma di rinascita di Roma, promosso dal Papa Martino V Colonna (1417-1431).
Dopo settant’anni di residenza papale ad Avignone (1308-1378), a tutt’oggi sono la più importante testimonianza della ripresa dell’attività artistica di quel tempo, poiché sono andati perduti i cicli pittorici eseguiti negli stessi anni da Gentile da Fabriano e da Pisanello per la Basilica di San Giovanni in Laterano.
Gli affreschi trattano della vita e del martirio di santa Caterina d’Alessandria, che secondo una passio leggendaria risalente ai secoli VI-VII, e altri testi più tardi, sarebbe stata una nobildonna d’Alessandria vissuta nel IV secolo d.C., famosa per la sua erudizione, che venne condannata a un supplizio orribile, dall’imperatore Massimino Daia, dopo aver fatto convertire con la sua sapienza e fermezza numerosi intellettuali di corte.

La narrazione parte dal ciclo superiore, primo riquadro a sinistra, dove troviamo la rappresentazione della Nobildonna che si pronuncia contro l’adorazione dei falsi dei e la persecuzione dei cristiani che ne scaturì ordinata dall’Imperatore Massimino Daia(1).

E prosegue poi, nel registro inferiore (3) -primo riquadro sinistro-, con la brillante difesa del Cristianesimo sostenuta dalla santa difronte ai cinquanta filosofi d’Alessandria che alla fine dovettero riconoscere la sua arguzia, tanto ne rimasero affascinati, che prontamente si convertirono.

Quello che emerge in questo riquadro (3) è la conoscenza di Masolino dell’arte oratoria, che lui riesce magistralmente ad evidenziare attraverso la gestualità di Santa Caterina. Infatti, se guardiamo con attenzione la gestualità delle sue mani, come l’indice tocca il pollice, mentre le altre dita si incurvando leggermente, allora si avrà un gesto adatto alla “disputatio” (discussione).
non a caso è in epoca romana che si sviluppa una vera e propria “Teoria del gesto”, la quale, se da un lato si riallaccia alle tecniche espressive del teatro, dall’altro ne prende le distanze in nome di un ideale estetico e morale (il decorum), che da un lato definiva l’habitus del cittadino romano ideale e, dall’altro, garantiva l’autorevolezza e quindi l’efficacia della sua parola.
Ma mentre i gesti compiuti dalle altre parti del corpo svolgono una funzione puramente ausiliaria o di supporto rispetto alle parole, i gesti delle mani e delle dita costituiscono quasi un linguaggio autonomo:”.. le mani parlano esse stesse”. E quest’opera ne è l’emblema assoluto.

Per questa conversione così pronta dei filosofi, Massimino li fa uccidere tutti, mentre la santa viene arrestata e portata in prigione dove le farà visita l’Imperatrice, inizialmente spinta da un irrefrenabile curiosità, ma poi anch’essa rapita dall’arte oratoria della giovane donna si convertirà tanto che l’Imperatore furioso farà decapitare sua moglie – sezione superiore secondo riquadro(2), mentre condannerà Santa Caterina ad essere sfracellata tra due ruote dentate (riquadro inferiore centrale).
Qui (4) la santa è rappresentata con le mani giunte in preghiera, segno questo della sua fede salda in Cristo. Allo stesso tempo ecco che un angelo, armato di spada interviene distruggendo la ruota e liberando la Santa dai suoi aguzzini. Mentre la folla, rappresentata sulla destra, rimane atterrita davanti a tale spettacolo, poiché, secondo la leggenda Aurea, pezzi della ruota caddero sugli astanti.

Il racconto termina, nel terzo riquadro inferiore di destra (5), con il martirio della santa per mezzo della decapitazione e la visione degli angeli (angolo destro in alto) che portano il suo corpo sul monte Sinai per renderle degna sepoltura.
Da tale meraviglia ciò che lascia senza parole, oltre alla resa artistica, è il rapporto tra il sapere umanistico e la pura teologia di cui Caterina diventa la grande oratrice.
Alessandra Antonucci


