Il marmo di Cottanello

Storia di Roma

La basilica di San Pietro in Vaticano è uno dei monumenti più famosi a livello mondiale. La sua costruzione è durata circa due secoli. La sua decorazione quasi altrettanto. La sua progettazione architettonica e ideologica sono durate decenni e hanno…

Aurea Roma

La basilica di San Pietro in Vaticano è uno dei monumenti più famosi a livello mondiale.

La sua costruzione è durata circa due secoli. La sua decorazione quasi altrettanto. La sua progettazione architettonica e ideologica sono durate decenni e hanno occupato decine di artisti tra i migliori della Storia.

La sua forma è cambiata svariate volte, coinvolgendo papi e artisti. Si diceva: è il Pantheon sopra la Basilica di Massenzio. Nella parte originaria che doveva essere a croce greca i materiali impiegati nella costruzione furono spogliati dai resti romani del Palatino e dei Fori.

Colonne in marmo cipollino, in granito grigio e rosa e porfido rosso egiziano. Pavonazzetto, giallo antico, rosso e verde, fior di pesco ed altri. Tutti marmi preziosi portati a Roma in epoca antica dalle varie province dell’ impero.

Poi Paolo V Borghese all’inizio del XVII secolo decise di allungare la Basilica e renderla a croce latina. Ma non c’era più materiale di recupero e così in San Pietro, quando furono aggiunte tre cappelle per lato, entrarono materiali ” moderni”.

Quando fu tempo di mettere mano alla decorazione finale si era giunti alla metà del 1600 con il Giubileo di papa Innocenzo X Pamphili. Bisognava presentare le basiliche romane in “grande spolvero’ e così il pontefice intraprese molte opere di ammodernamento delle chiese di Roma.

In San Pietro bisognava decorare degnamente le navate; l’architetto della Basilica era il ” padron del mondo’, Gian Lorenzo Bernini. Stava realizzando il pavimento, un vero capolavoro. Un suo scalpellino carrarese, tale Sante Ghezzi gli mostrò una lastra di marmo proveniente da un bosco della sabina, vicino al paese di Cottanello, a nord di Rieti.

Era un marmo barocco di per sé. Rosso venato di bianco chiamato marmo Mischio o Persichino. Gli suggerì di portarlo alla Commissione della Fabbrica di San Pietro, responsabile della costruzione. Lo scelsero subito. Era troppo bello. Gli ordinarono 22 colonne che poi divennero 44 al prezzo di 500 scudi l’una. L’ affare della vita.

Per portare il marmo a Roma il lavoro era arduo. La cava si trovava in mezza montagna tra i boschi. Un luogo impervio. Così gli dettero il permesso di costruire una strada in mezzo ai boschi fino ad arrivare al Tevere, dove si potevano imbarcare le colonne, sbozzate in cava, e da li’ venivamo scaricate presso l’ospedale di Santo Spirito, vicino alla Basilica.

Così fu e il lavoro fu fatto. Poi Sante Ghezzi fu accusato di truffa e si fece 5 anni di galera. Poi fu riconosciuto innocente e liberato e risarcito.

Agli inizi del mese di settembre una domenica sono andato a cercare le cave del marmo Mischio, a Cottanello. Area boschiva divenuta parco della Regione Lazio. La roccia è quella delle colonne di San Pietro. È impressionante camminarci sopra. E vedere i resti del passaggio di pecore, capre e mucche che vengono allevate lo attorno. Vi sono resti sbozzati di colonne, lasciate lì alla rinfusa.

La cava fu utilizzata fino agli anni ‘ 70 del 1900. A Bernini e a Borromini piaceva molto questa pietra. Barocca naturalmente. Fu usata anche nella basilica di Sant’Andrea al Quirinale, di Sant’ Agnese in Agone e alla Maddalena. Quando ero lì nel bosco, pensavo a questi capolavori di “gioielleria scultorea” custoditi nella nostra Roma.

Ieri sono andato a fare una visita guidata in Basilica. Ho visto le colonne. Ne ho abbracciata una. Mah. Mi avranno preso per pazzo. Ma che ne sanno loro, che ne sanno…

Emilio Ferracci