Il Carnevale Romano

Storia di Roma

Rome è Roma, è famosa per mille e mille cose ma per 417 anni è stata famosa anche per una festa che era una festa di tutti. Dei nobili e del popolo. Era la festa del Carnevale Romano. Le origini del…

Aurea Roma

Carnevale Romano

Rome è Roma, è famosa per mille e mille cose ma per 417 anni è stata famosa anche per una festa che era una festa di tutti. Dei nobili e del popolo. Era la festa del Carnevale Romano.

Le origini del Carnevale Romano

Istituita da un papa, il veneziano Pietro Barbo che sotto il nome di Paolo II istituì, nel 1466 la festa del Carnevale Romano che si svolgeva da piazza del Popolo fino a Piazza Venezia, tutta lungo via del Corso, per terminare sotto il Palazzo del papa, il palazzo di Venezia.

Ed erano corse di ebrei dentro i sacchi (sic), di muli, di anatre, di oche, di storpi, delle più strane cose e poi il martedì grasso si finiva con la Corsa dei Cavalli Barberi e dei moccoletti.

La corsa

Questo fino al 1883, quando un incidente mortale (in realtà abbastanza comune) convinse la Corona d’Italia a interrompere per sempre la festa. Davanti alla regina Margherita un giovane ragazzo fu investito e ucciso da un cavallo imbizzarrito.

Questa corsa era famosa in tutta Italia, in tutta Europa e direi anche nel mondo. Millecinquecento metri corsi da cavalli di razza, allevati tutta la vita per correre quei millecinquecento metri. Una gara a metà tra il Palio di Siena e la corsa dei tori a San Firmino a Pamplona in Spagna. I proprietari erano i nobili dell’ Europa che contava e si scommettevamo cifre enormi che spesso portavano all’ estinzione di Famiglie secolari. 

Colonna, Orsini, Barberini, Borghese, Chigi, Pamphili, Altieri, Rospigliosi, Pallavicini, Braschi, Conti, e chi più ne ha più ne metta

 E questi erano solo i baroni della Campagna Romana.

Tutte queste famiglie proprietarie o conducenti di immense tenute nella Campagna Romana, allevavano i POLLEDRI, che poi diventavano cavalli di razza soprattutto arabi, ma non solo. I migliori venivano selezionati, comprati, venduti e poi portati a correre a Roma.

Bisognava essere sicuri di quello che si faceva perché le poste erano altissime. Chi vinceva sbancava. Era come fate un SuperEnalotto da 250 milioni di euro. Immaginate un po’. La corsa era veramente crudele. I cavalli correvano senza fantino.

Gli stallieri, che li conoscevano come dei figli, portavano i cavalli in piazza del Popolo, attorno alla fontana, sotto l’obelisco Flaminio.

Qui il momento più pericoloso. I cavalli venivano “scossi” cioè con un impasto di pece e bitume bollente venivano imbrattati tra le cosce, tra le natiche e i genitali. Così imbizzarriti gli animali partivano a razzo lungo via del corso, travolgendo qualsiasi cosa si parasse loro di fronte.

A piazza Venezia c’era l’arrivo, addosso a dei tendoni tesi con i quali poi si impacchettavano i cavalli che venivano poi infilati  in una viuzza oggi scomparsa, chiamata Vicolo della Ripresa dei  cavalli Barberi.

Piazza Venezia a Roma

Nel 1665 papa Alessandro VII Chigi fece restaurare via del Corso da Gian Lorenzo Bernini e vi fissò una targa ancora oggi visibile all’altezza di via dei Condotti dove il corso è chiamato Ippodromo di Roma.

Via del Corso oggi

Sotto a via del Corso si trova la via Flaminia che in origine era extraurbana. Poi Augusto iniziò a fare dei grandi lavori fino a che nel 275 d.C con la costruzione delle Mura Aureliane, la via divenne urbana. 

Terminata la corsa con un turbinio di “casino” la ripresa dei cavalli imbizzarriti era un altro spettacolo nello spettacolo. Molto pericoloso con molte vittime. Alla fine si alzava imperioso un grido da piazza a piazza: “Mor’ ammazzato a chi nun ci ha li moccoletti”.

“Festa dei moccoletti”, Ippolito Caffi

Allora tutti, mascherati, accendevano dei candelotti, dei lumini, dei lanternini e chi correva a destra chi a sinistra, chi sopra e chi sotto. Insomma bisognava salvare il proprio lumino da chi tentava di spegnerlo e cercare di spegnerlo agli altri.

 Una vera guerra. Quasi vera. Se vi spegnevano il moccoletto dovevate togliervi la maschera. È inutile dire che con migliaia di persone quello che accadeva era un vero ” macello”.

Infine voglio ricordare che quando feci la mia tesi di laurea in Topografia di Roma e dell’ Italia Antica ebbi a studiare le famiglie feudatarie del mio territorio. I Colonna, I Ludovisi ed  infine i Rospigliosi Pallavicini.

Quest’ultima famiglia dalla fine del 1600 ai primi del 1900 era proprietaria della Tenuta  di San Cesareo, il mio paese, che si trova pochi chilometri a sud-est di Roma, da me molto studiata e avevano spesso ritratti di famiglia con famosi cavalli vincitori del Carnevale Romano. Il posto dove allevavano i cavalli si chiamava La Polledrara.

Esiste ancora oggi.

Uno dei paesani della mia famiglia, imparentato con mia zia Anna, era uno degli ultimi stallieri/sensali di cavalli della campagna romana ed era diventato molto ricco con questa attività. Veniva chiamato Riccobello, ma in seguito perse tutti i suoi averi nel crack della Banca Romana agli inizi del 1900.

Emilio Ferracci