Il 25 aprile e la festa di San Marco a Roma

Storia di Roma

Il 25 aprile è sempre stato un giorno importante per la Chiesa cattolica, in quanto nel calendario liturgico si celebra la festa di San Marco Evangelista, autore del Secondo Vangelo, forse scritto a Roma in seguito all’insegnamento di Pietro. San…

Aurea Roma

Il 25 aprile è sempre stato un giorno importante per la Chiesa cattolica, in quanto nel calendario liturgico si celebra la festa di San Marco Evangelista, autore del Secondo Vangelo, forse scritto a Roma in seguito all’insegnamento di Pietro.

San Marco non era uno dei dodici apostoli, ma probabilmente aveva conosciuto Gesù durante la predicazione; molti esegeti infatti sono concordi nell’identificarlo col ragazzo che aveva seguito Gesù e i suoi nel Getsemani ed era poi riuscito a sfuggire all’arresto. Si ritiene che sia stato poi battezzato da San Pietro.

C’è poi la tradizione sostenuta da Eusebio, poi ripresa nella Legenda Aurea, che racconta che San Marco predicò in Alessandria, dove avrebbe fondato la prima chiesa cristiana e che sempre lì avrebbe subito il martirio. Il suo attributo è il leone alato poiché il suo Vangelo inizia con la figura del Battista nel deserto che era per l’appunto accompagnato da un leone.

In onore di San Marco, a Roma, a partire dal Cinquecento, si svolgeva un corteo religioso che muoveva dalla basilica di San Lorenzo in Damaso, attraversava il quartiere Parione per giungere davanti a Palazzo Orsini (dove adesso si trova Palazzo Braschi): a questo punto gli studenti dell’Arciginnasio della Sapienza organizzavano nella piazzetta di Parione una festa declamando versi e componimenti poetici in latino.

In seguito alla scoperta del torso di una scultura antica, e alla sua collocazione proprio nella piazzetta dal 1501, si prese l’abitudine di terminare la processione proprio davanti alla statua. La statua, oggi frammentaria, in origine decorava una delle arcate dello Stadio di Domiziano, i cui resti giacciono sotto a piazza Navona,  si data alla fine del I secolo d.C. e rappresenta Menelao che sostiene il corpo dell’amico Patroclo che è stato appena ucciso. Nel momento della scoperta il soggetto della statua non era stato identificato e il torso è stato ribattezzato con il nome di “Pasquino”.

Gli studenti hanno dato avvio alla pratica di affiggere sul suo basamento epigrammi e distici latini, fingendo che fosse la statua a parlare. Hanno dato così vita così alla più celebre delle statue parlanti, da tutti conosciuta con il nome di: “Pasquino”; i testi affissi su di essa sono stati denominati “pasquinate”.

Alessandra Antonucci