I Saturnalia sono delle feste romane che si festeggiavano con cibo, vino e gioco dei dadi. I partecipanti si scambiavano l’augurio, con la frase “Io Saturnalia” e si scambiavano piccoli doni, detti strenne.
Il 17 dicembre del 497 a.C. si svolsero a Roma i primi Ludi Saturnali e in quell’occasione, venne consacrato il tempio di Saturno, in concomitanza col solstizio d’inverno.

Il tempio di Saturno sorgeva in un punto strategico del Foro Romano, ai piedi del Campidoglio, vicino a un’antica ara. Era il tempio più antico di cui gli archivi dei pontefici ricordassero l’edificazione: il culto di Saturno era legato alle origini stesse di Roma. Nel corso dei secoli l’edificio fu più volte modificato e restaurato fino all’età tardoantica, dal II secolo a.C. era collegato da un portico al Campidoglio. La sua dedicazione cadeva il 17 dicembre, giorno di apertura dei Saturnalia.
Ma il tempio non era solo un luogo di culto, ospitava l’aerarium populi Romani, il tesoro dello Stato, amministrato dai questori. Qui si conservavano i fondi pubblici e una bilancia un tempo usata per i pagamenti che rimase come simbolo di questa funzione, a testimonianza di quanto questo luogo fosse centrale nella vita di Roma. All’interno del tempio, nella cella, era custodita la statua di Saturno, unta d’olio, avvolta in panni di lana che durante i Saturnalia veniva adorata e portata in processione, spogliata delle sue bende.
I Saturnalia erano una festa di gioia, generosità e celebrazione domestica, che fondeva mito, rituale e doni.
Schiavi e padroni invertivano i ruoli; gli schiavi potevano comportarsi da uomini liberi, mangiare con i padroni e ricevere licenze speciali, come un grande carnevale temporaneo.
Veniva eletto un “re della festa”, spesso uno schiavo che capeggiava i banchetti con vestiti sgargianti, maschere e comandi, rappresentando una parodia della nobiltà.
L’ultimo giorno dei Saturnalia veniva chiamato Sigillaria, un giorno speciale, dedicato allo scambio di doni e ai festeggiamenti. Originariamente il 19 dicembre, la data fu spostata al 23 con l’espansione della festa. Le persone si scambiavano candele (cerei), fichi gelatinosi e soprattutto “sigillaria“, statuette di cera, di terracotta o di legno, con sembianze di animali o divinità. Queste potevano anche essere usate come decorazioni, appese tra il verde.
I Sigillaria venivano realizzati e venduti lungo la via Sigillaria a Roma, con bancarelle temporanee al Campo Marzio, come sostituti delle precedenti vittime sacrificali. Secondo Marziale altri doni includevano tavolette per scrivere, dadi, astragali, salvadanai, pettini, lampade, palle, profumi, tazze, cucchiai, vestiti, statuette, maschere, libri e persino animali domestici.
Il mito narra che Saturno, esiliato da suo figlio Giove e cacciato dal cielo, viene accolto da Giano in Italia anche detta “Saturnia Tellus” ossia il luogo su cui Saturno regnò durante la cosiddetta Età dell’Oro, insegnando agli uomini la coltivazione della terra e fissando le prime leggi.
Saturno, imprigionato in un luogo segreto del Lazio, riservava un dono a chi lo avesse scoperto: il “seme d’oro” che rendeva felice e immortale chiunque l’avesse posseduto.
I Saturnalia si svolgevano in onore di Saturno e della sua sposa Opi, la latina Ops, arcaica dea della Madre Terra, personificazione della fertilità, della ricchezza e del raccolto, strettamente legata a Conso, dio del seme. Veniva celebrata nelle feste delle Opalia il 19 dicembre, con culti in specifici santuari, rappresentata con simboli come la cornucopia e le spighe di grano, divinità fondamentale, protettrice dei campi, delle messi, delle leggi sacre e del ciclo vitale di morte e rinascita. Sincretisticamente Opi può prendere le sembianze di altre divinità italiche: Strenna, Abbondanza, Annona, Bona Dea, Cerere e Tellus.
I Saturnalia celebravano l’insediamento nel tempio di Saturno, in ricordo della mitica Età dell’Oro che era terminata con la punizione divina inflitta da Giove agli uomini, a causa dell’azione di Prometeo che aveva rubato il fuoco agli Dei e lo aveva donato agli uomini.
I Saturnalia si aprivano proprio col fuoco che Prometeo aveva donato agli uomini: processioni, sacrifici, bracieri e fiaccole nei templi. I Romani si scambiavano gli auguri e le strenne. La parola “Strenna” deriva dal nome del dea sabina Strenna che significa la “salute”, e che sincretisticamente rappresenterebbe Opi, e da costei deriverebbe il tipico dolce di Natale a base di fichi, nocciole, datteri e miele, con sembianze femminili che tuttora viene prodotto e consumato nell’Italia centrale nel periodo natalizio.
In questo periodo, le scuole e i tribunali erano chiusi, non si facevano guerre e battaglie, non si emettevano, né si eseguvano condanne a morte, si interrompevano finanche i lutti.
I Saturnali erano proprio a ridosso del Solstizio d’Inverno e del Natale del Sol Invictus, cioé il nuovo Sole che rinasce dopo la sua morte simbolica.
Diverse altre feste si svolgevano durante i Saturnali, celebrando la fine dell’anno vecchio e l’inizio di quello nuovo. Il 23 dicembre si celebravano i Larentalia, in onore dei Lari, le divinità protettrici della casa, gli spiriti ancestrali; centrale nel culto familiare era la mitica Mater Larum, Acca Larentia. Le sue origini potrebbero dervare da una divinità etrusca che simboleggiava la fertilità della terra.
Oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due differenti ricorrenze, per i Romani le due date coincidevano, perché il Natale era il “Natalis Solis Invicti” che segnava il ciclo dell’anno nuovo, ma solo dopo la riforma del calendario fatta da Giulio Cesare nel 46 a. C.

Il culto del Sole Invitto, cioè invincibile, si diffuse a Roma per la prima volta con l’imperatore Eliogabalo, che fece costruire un tempio dedicato alla nuova divinità sul Palatino.
Aureliano consacrò il tempio del Sol Invictus il 25 dicembre 274 d.C., la festa Dies Natalis Solis Invicti divenne sempre più importante in quanto si innestava, concludendola, sulla festa romana più antica dei Saturnalia che si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere raccolti, strade, città e famiglia.
Saturno, dapprima divinità agraria latina, protettrice della semina e delle sementi, è stato poi assimilato al greco Cronos, sposo di Rhéa, la “Terra”.
L’imperatore Costantino, in qualità di Pontifex Maximus, raffigurò il Sol Invictus sulla monetazione ufficiale e in un decreto del 7 marzo 321 d.C., stabilì che il primo giorno della settimana, il Dies Solis, doveva essere dedicato al riposo.
Nel 330 d.C. Costantino ufficializzò per la prima volta la festa della natività di Gesù, che con un decreto fu fatta coincidere con la festa pagana della nascita di Sol Invictus.
Il “Natale Invitto” divenne così il “Natale” Cristiano: nel 337 d.C. papa Giulio I ufficializzò la data del Natale per conto della Chiesa cattolica. La celebrazione del Sole Invitto, proprio il 25 dicembre, è testimoniata nel Cronografo del 354, insieme al Natale cristiano.
Orietta Granata


