I Sampietrini

Storia di Roma

“Semo Monticianelle e ve lo dimo, in testa lo spadino lo tienemo, in testa lo spadino lo tienemo, er cortelluccio in petto e ‘r sercio in mano”. In questa strofa di “Sora Menica”, antica canzone romanesca, è citato, tra le…

Aurea Roma

sampietrini a roma

“Semo Monticianelle e ve lo dimo, in testa lo spadino lo tienemo, in testa lo spadino lo tienemo, er cortelluccio in petto e ‘r sercio in mano”.

In questa strofa di “Sora Menica”, antica canzone romanesca, è citato, tra le “armi” di una donna del rione Monti, “er sercio”.

sampietrini a roma

Questo sercio è il sam(n)pietrino, il tipico blocchetto piramidale in leucitite, lava vulcanica solidificata, proveniente dalle cave dei vulcani Laziali e soprattutto dalle cave di Laghetto nel comune di Monte Compatri, in provincia di Roma.

Storia dei Sampietrini

I Romani più di duemila anni fa lastricavano le loro strade con grandi basoli di leucitite e usavano lo stesso materiale in alcune murature in “cubilia” di opera reticolata. Poi dopo la caduta di Roma e il periodo medioevale, nel ‘500, viene ripreso l’uso di questo elemento,  ma come pavimentazione, a partire dal pontificato di papa Sisto V Peretti.

Il nome deriva dal fatto che nel 1725 fu pavimentata con i sampietrini piazza San Pietro. La carrozza del papa Benedetto XII Orsini, passando per la piazza, si stava ribaltando perché il fondo era sconnesso. Allora Mons. Ludovico Sergardi, Prefetto della Fabbrica di San Pietro, fece lastricare la piazza con questi cubetti che da allora presero questo  nome.

Poi negli anni ‘30 del 1700 papa  Clemente XII Corsini fece lastricare con i sampietrini molte strade della Città Santa. Da qui l’uso di pavimentare con questo sistema si allargò per le città del Lazio e dello Stato Pontificio e poi per l’Italia e per l’Europa.

Sampietrini ieri e oggi

Dopo il 1870,  con l’arrivo a Roma degli italiani, e la febbre edilizia che ne seguì,  la domanda di sampietrini esplose e a Monte Compatri (RM) nel dicembre del 1890 venne fondata la Cooperativa dei Selciaroli di Alfedena. Questo è un piccolo paese abruzzese da cui provenivano “scoccioni e serciaroli” cioè gli operai addetti all’estrazione e alla fabbricazione dei sanpietrini.

Questi venivano posati su un letto di sabbia o pozzolana, a secco, battuti con pali di ferro. A mano. Io ho conosciuto delle persone anziane che avevano fatto questo lavoro e mi hanno raccontato delle vibrazioni tremende sulle mani prodotte dai martelli sulla roccia. In riferimento poi alla canzone, i sampietrini, chiamati dal popolo “serci”, potevano essere usati come arma da lancio. Un blocchetto di lava di 12x12x6  pesa svariati chili e se lanciato con forza può provocare grandi danni a cose o a persone. Il sampietrino è divenuto così famoso che molti turisti ne sono affascinati. Così sono state create con la sua forma opere di gioielleria e di gelateria molto vendute a Roma.

Ora non vengono più fabbricati ed il loro costo è alto. Sono di antiquariato. Un pezzo vale dai 10 ai 25 €. Quando vengono tolti dalle strade, dovrebbero essere numerati e conservati dalle amministrazioni competenti.

Sono stato molto felice di essermi occupato di questo argomento che reputo uno dei più affascinanti per chi ama questa città.

Emilio Ferracci