Oggi parlerò dello stabilimento annonario di Roma, l’ultimo baluardo della Romanità, chiuso circa 20 anni fa.
Ci andai la prima volta nel settembre del 1970, avevo tre anni e mezzo, l’ultima mia visita quando avevo venticinque anni.
Nel 1870 gli Italiani presero Roma e bisognava organizzare la capitale. Fu scelta l’area dell’ Ostiense, tra la Porta e la Basilica di San Paolo fuori le Mura. Questo perché si aveva spazio per la movimentazione delle derrate, il fiume Tevere e la ferrovia Roma-Civitavecchia. Tra il 1888 e il 1890 fu costruito il Mattatoio del Testaccio su progetto di Gioacchin Ersoch. Era il più moderno e più grande d’ Europa. Nelle osterie che vi nacquero intorno per gli scortichini, cioè gli operai macellatori, furono codificate le ricette del quinto/quarto, monumento della cucina popolare di Roma: coda alla vaccinara e trippa alla romana tra tutte. Vennero create fabbriche per trattare il pellame, la colla e il concime, ricavato dagli scarti di macellazione. Nel 1910 fu creata la Società del Gas che impiegava il carbone proveniente dall’Inghilterra che arrivava tramite chiatte attraverso il Tevere. Nel 1912 furono realizzati i Magazzini Generali e inaugurata la Centrale Elettrica Montemartini, oggi affascinante museo archeologico. Nel 1918 la Miralanza acquisì la fabbrica di colla e di concimi per trasformarla in fabbrica di candele e detersivi.
Nel 1913 iniziarono i lavori per i Mercati Generali. Fu il sindaco di Roma Ernesto Nathan a scegliere l’area. Il Consiglio Comunale deliberò l’opera il 24 giugno del 1910.
Il progetto originale fu dell’architetto Emilio Saffi.
Erano regolati in due settori, il primo per gli erbaggi e la frutta e il secondo per le carni, le uova, il pesce e i funghi.
Tutto lo stabilimento copriva 138.000 mq e era servito da uno scalo ferroviario. Furono inaugurati nel 1922. Furono chiusi nel settembre del 2002 e con loro chiuse anche la Romanità. Nel 2003 fu aperto il Centro Agro Alimentare di Roma alla Tenuta del Cavaliere.
Nel 2005 iniziarono i lavori di riqualificazione che sono fermi da anni per mancanza di fondi.
Questo luogo è stato una parte importante della mia vita. Li considero la mia vera scuola di vita, la mia vera università.


Emilio Ferracci


