L’arrivo a Roma
Alle vestigia dell’antica Urbs il poeta Giosuè Carducci era stato introdotto dai colleghi Francesco Rocchi (1805-1875), titolare della cattedra di Archeologia e Numismatica dell’Università di Bologna dal 1847, in seguito alla morte di Girolamo Bianconi e poi da Edoardo Brizio (1846-1907) che ricoprì la stessa cattedra dal 1876, rimasta vacante per la morte di Rocchi.
Il primo soggiorno a Roma di Giosuè Carducci, peraltro molto breve, si colloca nel 1872 (M. Menghini, Il Carducci a Roma, Rivista d’Italia, 1901), una seconda “toccata e fuga” avviene nel 1874 e gli permette di vedere il Colosseo, l’area dei Fori Imperiali, il Campidoglio, la Via Sacra, le Terme di Caracalla.
Inizia quindi a comporre in grandi strofe la lode alla Roma antica creando per il 21 aprile 1876 l’ode “Nell’annuale della fondazione di Roma”, ode patriottica e forse oggi eccessivamente retorica, composta in occasione dell’anniversario della nascita di Roma (21 aprile 753 a.C., secondo la storiografia romana) e dopo millequattrocento anni dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente.
Salve, dea Roma! Chinato ai ruderi
del Foro, io seguo con dolci lagrime
e adoro i tuoi sparsi vestigi,
patria, diva, santa genitrice.
Son cittadino per te d’Italia,
per te poeta, madre dei popoli,
che desti il tuo spirito al mondo,
che Italia improntasti di tua gloria.
⁅…⁆
Qui Carducci, rievocando la fondazione della “città quadrata”, nata dal solco tracciato da Romolo sul colle Palatino e destinata a dominare sulle incolte pianure attraversate dal Tevere e poi sul Lazio, sull’Italia e sul mondo, la trasforma in “Dea Roma” ed il sole di aprile (in questo mese gli antichi romani festeggiavano le Palilie, il 21 aprile, dedicate a Pales, la dea tutelare delle greggi e dei pastori, e le Floralie il 28 aprile, dedicate a Flora, la dea della fioritura) irraggia di nuovo Roma eterna e l’Italia.
Il terzo viaggio a Roma
Un terzo viaggio a Roma si colloca a marzo 1877 dove gli fa da cicerone l’intellettuale Domenico Gnoli e da questa visita nascono diverse liriche. L’ode “Alle Terme di Caracalla” s’ispira ai resti imponenti delle celebri terme, risalenti all’inizio del III secolo d.C., che si trovano nell’avvallamento situato tra tre colli. Carducci sta guardando verso sud-est dalle terme: dietro c’è il Palatino, alla sua destra l’Aventino e alla sua sinistra il Celio, mentre di fronte, da Porta Capena, ha inizio la via Appia Antica e sullo sfondo può vedere i monti Albani bianchi di neve. Oltre il Celio si trova la basilica di S. Giovanni in Laterano, da cui si diffonde un suono di campane lento e solenne.
La lirica “Egle” invece narra di una passeggiata del poeta lungo la via Appia antica tra le illustri tombe ed il suo pensiero va probabilmente all’amante Carolina Cristofori Piva, rimasta a Bologna.
Stanno nel grigio verno pur d’edra e di lauro vestite
ne l’Appia trista le ruïnose tombe.Passan pe ’l ciel turchino che stilla ancor da la pioggia
avanti al sole lucide nubi bianche.Egle, levato il capo vèr’quella serena promessa
di primavera, guarda le nubi e il sole.Guarda; e innanzi a la bella sua fronte piú ancora che al sole
ridon le nubi sopra le tombe antiche.
Un ruolo decisivo fu detenuto dall’amico marchese Carlo Gargiolli, che da Bologna si era trasferito a Roma dopo la nomina a Provveditore centrale presso il Ministero dell’Istruzione Pubblica e soprattutto dalla moglie, la seducente Dafne Nazari (1857-1945), di facoltosa famiglia reggiana, che aveva sposato il marchese Gargiolli nel 1876. La graziosa e giovane Dafne guida Carducci per le strade di Roma (dove il poeta è nuovamente nell’ottobre 1877) per ammirare, libero da impegni di lavoro, il Foro, il Pincio, il Colosseo, errando tra vestigia di una città «divinamente bella» ed enorme.
L’incontro con Adele Bergamini
É però la prorompente Adele Bergamini (1845-1925) che il poeta conosce il 15 agosto 1879, a Bologna, la vera guida e musa delle poesie che mostrano riferimenti alla città eterna.
La scrittrice romana era giunta a Bologna per sottoporre alcuni versi suoi al maestro Carducci, che fu lieto di accompagnarla, in un tour per la città artistica, al ‘museo’ della Certosa. Dalla lunga visita trae ispirazione l’ode sulla «città dei morti», in cui Adele fa capolino nelle vesti di Delia.
Nel febbraio 1880 Carducci è a Roma, con lei, la quale non fa solo da sfondo alle poesie ambientate a Roma come Su Monte Mario (in cui compare con il nome di Lalage), ma vive quasi in simbiosi con il paesaggio monumentale della città dell’anima e con la sua avvenenza statuaria di «grande romana». Carducci si ferma spesso nell’appartamento di Adele in Via Montanara; passeggia con lei nei luoghi fuori le mura, annota nel suo taccuino i rendez-vous, le visite turistico-archeologiche in compagnia della «gentilissima signora» come nell’appunto del 27 gennaio 1882, «Adele, ricordate Monte Mario? Come è bello in vetta ai luminosi colli vuotar bicchieri di vino sotto il grande riso del sole presso una bella signora fra giovani scherzanti e motteggianti».
Solenni in vetta a Monte Mario stanno
Nel luminoso cheto aere i cipressi,
e scorrer muto per i grigi campi
mirano il Tebro,
mirano al basso nel silenzio Roma
stendersi, e, in atto di pastor gigante
su grande armento vigile, davanti
sorger San Pietro.
Mescete in vetta al luminoso colle,
mescete, amici, il biondo vino, e il sole
Vi si rifranga: sorridete, o belle:
diman morremo.
Lalage, intatto a l’odorato bosco
Lascia l’alloro che si gloria eterno,
o a te passando per la bruna chioma
splenda minore.
⁅….⁆
Nel vino, che si fa ancora più biondo ai raggi del sole, egli annega le miserie del presente. Non arriva a Monte Mario il frastuono della città. Si ergono ritti i cipressi, in una atmosfera di silenzio non sereno. Sta maestosa e vigilante su Roma, come su un gregge sparso, la cupola di San Pietro.
A Casa Carducci a Bologna si conservano le lettere che Adele Bergamini inviava al poeta mentre quelle di Giosue Carducci sono custodite presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, alla quale sono state vendute da Adele nel 1907, dopo la morte dello scrittore. Amica di letterati, giornalisti e uomini di governo, la romana Adele Bergamini entra d’impeto nella vita di Carducci fino al maggio 1893, attraverso un’intensa corrispondenza epistolare che documenta brevi incontri amorosi, ma numerose lettere, dove appare sempre un composto, riservato e raffinato Carducci in contrapposizione agli svolazzi di Adele che nella sua divertita scrittura tratteggia un quadro pittoresco della Roma degli anni Ottanta dell’Ottocento, tra redazioni di giornali, ministeri, scampagnate e scandali.
Il Ministro dell’Istruzione Michele Coppino invitò Carducci a tenere a Roma un ciclo di letture dantesche; il poeta, nonostante i problemi di salute, accettò volentieri e l’8 gennaio 1888 iniziò la prima lettura continuando nei mesi successivi le altre.
La nomina a senatore
La nomina a senatore il 4 dicembre 1890 rese più frequente l’arrivo del poeta a Roma, dove trovava ospitalità presso qualche amico come Giuseppe Chiarini, insegnante del Liceo Umberto I di Roma o Edoardo Alvisi, il bibliotecario della biblioteca Casanatense, la biblioteca che si trova presso il Convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, assiduamente frequentata da Carducci. Durante la pausa pranzo andava a mangiare, di solito in compagnia degli amici, in una trattoria di via dei Sabini o quando aveva più tempo in un locale «veramente incantevole», che ha di fronte il Palatino e ai tre lati le Terme di Caracalla e Monte Mario. Alla sera cenava a casa e poi andava a bere alla birreria Morteo di Via Nazionale dove incontrava vari personaggi della Roma di fine ottocento.
Ancora nei primi giorni di febbraio 1891 la sua presenza è attestata, insieme a pochi intimi, presso la trattoria La torretta di Borghese, in piazza Borghese, con la serata trascorsa nell’ilarità generale, ma conclusasi male per la notizia della caduta del governo Crispi.
Paola Puppo


