L’Emporium, la Porticus Aemilia e i Mercati Generali di Via Ostiense

Storia di Roma

Una panoramica su Roma, dall’antichità al dopoguerra: l’evoluzione di Testaccio dall’Emporium dell’Urbe ai Mercati Generali di via Ostiense.

Aurea Roma

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L’approvvigionamento a Roma

Roma in epoca antica è stata la più grande città del mondo, con circa 1.000.000 di persone che dovevano mangiare ogni giorno.

2000 anni fa 10.000.000 di persone vivevano sotto l’Impero Romano, mentre nel mondo vi erano 30.000.000 di abitanti. Come si organizzarono i Romani per far mangiare e bere tutte queste persone?

Per l’acqua, i Romani costruirono la meraviglia assoluta dell’ingegneria: gli acquedotti, che portavano giornalmente a Roma più acqua del Tevere!

Per l’approvvigionamento alimentare veniva usato il sistema stradale da sud- est che portava a Roma i prodotti del sud del Lazio e della Campania Felix, l’area più fertile che esisteva al mondo, grazie alla terra vulcanica, ma soprattutto veniva usato il fiume Tevere.

Da nord arrivavano le derrate del centro Italia, da sud le derrate da tutto il Mediterraneo attraverso il porto di Ostia, porto marittimo e fluviale.

 La Gens Aemilia

Per immagazzinare le merci vennero costruite due gigantesche strutture, da una delle prime cinque famiglie nobili di Roma, la potentissima Gens Aemilia.

Questa famiglia abitava sull’Aventino e possedeva i terreni della zona che sono oggi noti come Testaccio e Ostiense.

 L’Emporium dell’Urbe

Gli Edili Lucio Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo iniziarono a costruire l’Emporium dell’Urbe nell’anno 193 a.C. e quattordici anni dopo, nel 179 a.C., i censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore iniziarono la costruzione della Porticus Aemilia.

 La Porticus Aemilia e l’origine di Testaccio

Questo edificio era il più grande mai costruito dai Romani. Lungo 487 metri e largo 60, copriva una superficie di 29.220 mt. quadri.

Quando dalla Spagna arrivavano le anfore contenenti l’olio di oliva che veniva scaricato per la distribuzione in città, queste anfore impregnate di olio e ormai inutilizzabili, venivano gettate alle spalle della Porticus e nel corso dei secoli hanno dato vita a un piccolo monte, il monte dei cocci, cioè Testaccio.

È notevole il ripetersi della destinazione d’uso di quest’area in prossimità del centro della città, che è praticamente la stessa a distanza di oltre duemila anni.

 I mercati generali

Nel 1910 il Comune di Roma guidato dal sindaco Ernesto Nathan, deliberò di costruire i Mercati Generali su progetto dell’Ing. Emilio Saffi. I lavori iniziarono nel 1914, furono interrotti per lo scoppio della I Guerra Mondiale, poi ripresi e come manovali furono utilizzati anche i prigionieri austriaci.

Nel 1922 furono inaugurati ma non erano terminati e i lavori continuarono fino agli anni ‘30.

Erano divisi in zona delle Erbe e della Frutta, nella zona del pesce, carni, abbacchi, polli e uova.

La mia famiglia produceva frutta e verdura e io ho frequentato i Mercati Generali per 20 anni della mia vita.

Lì ho incontrato contadini, fruttaroli, macellari, pesciaroli, venditori, facchini, molti in età avanzata. Erano tutti amici di mio nonno, che mi portò la prima volta ai Mercati quando avevo tre anni e nove mesi.

Era un mondo incredibile!

Ricordo le colonne di camion e furgoncini carichi di verdura e frutta provenienti dal circondario di Roma e da tutta l’Italia che aspettavano ad entrare. Ricordo le fruttarole di Campo dei Fiori, donne giunoniche, cariche di monili d’oro, con bellissime collane di corallo come le minenti di una volta, le Madonnare che andavano in pellegrinaggio alla Madonna Madre del Divino Amore.

Comandavano tutti a bacchetta. Erano le padrone del mercato.

 Un’antichissima tradizione romana: il Cottio

E poi il Cottio, una antichissima tradizione medioevale romana.

Il Cottio era l’asta del pesce. La notte dell’antivigilia di Natale, i banchi dei grossisti del mercato del pesce facevano la mostra del pesce. Poi lo vendevano all’asta mentre venivano fritte in grandi “callari” quintali di pesce che venivano offerti in cartocci di carta paglia per tutta la notte.

Era una grande festa popolare, a cui partecipavano spesso personaggi famosi della romanità come Aldo Fabrizi, Claudio Villa e Alberto Sordi. Tutti questi “grandi” alla fine facevano i facchini e vendevano il pesce, tra le risate di tutti.

Cosa impossibile oggi. Era un mondo semplice è fantastico!