Dedicazione della basilica di San Pietro

Storia di Roma

La memoria della dedicazione delle basiliche dei Ss. Pietro Paolo, una presso il Vaticano e l’altra lungo la via Ostiense, è un’ulteriore occasione per riflettere sulle figure e sull’opera congiunta dei due Principi degli Apostoli e anche sul culto eccezionale…

Aurea Roma

La memoria della dedicazione delle basiliche dei Ss. Pietro Paolo, una presso il Vaticano e l’altra lungo la via Ostiense, è un’ulteriore occasione per riflettere sulle figure e sull’opera congiunta dei due Principi degli Apostoli e anche sul culto eccezionale tributato loro nel corso dei secoli che culminerà nell’Unità della Chiesa.

Le due basiliche hanno come punto di riferimento le rispettive tombe dei due Principi degli Apostoli, i cosiddetti “trofei di Gaio”, definizione divenuta di uso comune dopo che lo storico della Chiesa, Eusebio di Cesarea (metà IV secolo d.C.), riportò nella sua “Storia ecclesiastica” le parole di un diacono di nome Gaio vissuto a Roma intorno al 200 d. C..

Gaio, infatti, fu  il protagonista di un’accesa polemica con l’eretico montanista Proco, che vantava a Ierapoli, in Asia minore, la presenza di importanti tombe apostoliche, tanto che questi gli contrappose i “trofei” degli apostoli Pietro e Paolo, rispettivamente in Vaticano e sulla via  Ostiense.

dedicazione basilica di san pietro

Una testimonianza sin da allora considerata di grande importanza, al punto che, lo stesso imperatore Costantino, quando ne ebbe l’occasione, attraverso una politica edilizia mirata alla promozione della nuova religione cristiana, diede inizio alla costruzione della basilica Vaticana.

Pertanto, per  rispettare quel luogo, gli architetti dovettero risolvere una complessa situazione ambientale, a causa della pendenza del colle Vaticano;  si provvide infatti ad interrare un sepolcreto a cielo aperto in uso da diversi secoli, in cui continuavano ad essere seppelliti pagani e cristiani.

basilica san pietro

Un’iniziativa che poteva essere presa esclusivamente dall’imperatore, nella qualità di pontifex maximus, ovvero sommo sacerdote del tradizionale culto di stato, perché in base al diritto romano le tombe e le aree cimiteriali erano inviolabili.

Il “Trofeo di Gaio”, che tutt’oggi è celato nella “nicchia dei Palli” all’interno della Confessione Vaticana, quindi, venne racchiuso dall’imperatore Costantino in una teca marmorea ricordata da Eusebio di Cesarea, come “uno splendido sepolcro davanti alla città, un sepolcro al quale accorrono, come ad un grande santuario e tempio di Dio, innumerevoli schiere da ogni parte dell’impero romano” (Teofania, 47)….

In questo modo la tomba del Santo era diventato il fulcro dell’intera basilica.

tomba san pietro

Su tale monumento-sepolcro di Costantino vennero edificati in seguito, con significativa continuità, l’altare di Gregorio Magno (590-604), l’altare di Callisto II (1123) e infine, nel 1594, l’altare di Clemente VIII, a sua volta coperto dal baldacchino del Bernini posto sotto la grandiosa cupola michelangiolesca.

Questa straordinaria successione di monumenti eretti sopra l’edicola del II secolo costituisce un’eloquente e tangibile testimonianza di duemila anni di devozione, incentrata sull’umile sepoltura di Pietro.

schema basilica san pietro

Ecco perché la solennità della dedicazione delle due basiliche da sempre viene fatta risalire al 18 novembre del 333 d.C., ovvero alla fine dei lavori di costruzione della prima basilica di San Pietro o Basilica costantiniana.

Infatti, secondo le tradizioni e le testimonianze antiche sull’arco arco della Basilica si leggeva: “Poiché sotto la tua guida il mondo è salito trionfante fino alle stelle, Costantino il Vincitore ti ha costruito questa basilica”.  

La ricerca archeologica del secolo passato fu un’ulteriore impresa senza precedenti, perché consentì di individuare sotto l’altare maggiore della Basilica, la tomba di Pietro, rimasta inaccessibile e inviolata per quasi duemila anni.

Tutto grazie al ritrovamento di un piccolo frammento di intonaco (cm 3,2 x 5,8), proveniente dal cosiddetto “muro rosso” sul quale si addossò l’edicola, dove vennero incise le seguenti lettere greche: PETR[…] ENI[…]. Tale graffito è stato interpretato con la frase “Pétr[os] enì” (= Pietro è qui), oppure, sempre nella prospettiva della presenza di Pietro, con un’invocazione a lui rivolta: “Pétr[os] en i[réne]” (= Pietro in pace).

In prossimità del quale, all’interno del loculo L, venne ritrovato un cofanetto con delle ossa sulle quali oggi non vi sono più dubbi …: “Pietro è stato ritrovato”.

E pensare che la grande Basilica di san Pietro il monumento più importante della cristianità romana è sorta sulla semplice tomba di un umile uomo… su una semplice “tomba a cappuccina”.

tomba cappuccina

Alessandra Antonucci