La storia di Cola di Rienzo
Quando si sale sulla Cordonata del Campidoglio, verso la metà, sul lato sinistro verso Santa Maria in Ara Coeli si nota una statua di bronzo. La testa è coperta da un cappuccio. Nella mano sinistra una spada, la destra tesa in avanti nel gesto di arringare il popolo.
Rappresenta Cola di Rienzo, l’ultimo Tribuno Romano.
Infanzia e giovinezza
Nacque a Roma nel 1313 da Lorenzo Gabrini, oste nel Rione Regola e da madre lavandaia, ciociara di Anagni.
Molto giovane resta orfano di madre e viene mandato ad Anagni dove fa il contadino. Torna a Roma nel 1333, all’età di venti anni.
Proprio in quell’anno, il 6 di maggio, a San Cesareo i Colonna e gli Orsini si scontrarono in battaglia e Stefanuccio di Sciarra Colonna uccise Bertoldo degli Orsini ed il Conte dell’Anguillara. Il fatto fu cantato da Francesco Petrarca.
Roma e la sua Campagna erano in mano ai Baroni che facevano il bello e il cattivo tempo. Il Papa era ad Avignone e la città era allo sbando. Raggiunse il minimo demografico di epoca storica, 15.000 abitanti.
Gli studi classici
Cola studia, si appassiona alla storia Romana, si appassiona ai classici. Comincia ad immedesimarsi in un antico Romano. Legge le epigrafi sui monumenti, capisce cosa c’è scritto sopra.
La gente lo apprezza e lo ammira. Sposa la figlia di un notaio e poi diventa notaio lui stesso dopo aver studiato Diritto.
Scopre nella Basilica di San Giovanni la Lex De Imperio Vespasiani. Comincia a pensare di restaurare la Repubblica Romana.
Viene a scontrarsi con i Baroni Romani che prima sembrano sottomettersi e poi tentano di ucciderlo.
Il governo
Siamo nel 1347. Tenta di instaurare un programma di riforme, di pagamento delle imposte al governo cittadino e non ai clan dei Baroni.
È costretto alla fuga. Si nasconde tra le montagne dell’Abruzzo tra gli eremiti. Poi gira l’Europa cercando appoggi per tornare a Roma.
Riesce ad avere l’appoggio del Papa Innocenzo VI e torna a Roma come Senatore insieme al Cardinale Albornoz.
Era l’agosto del 1354. Il suo governo diventa subito dispotico e autoritario. La risposta dei Baroni, soprattutto dei Colonna, è feroce.
La morte nel 1354
L’8 ottobre dello stesso anno, durante un tumulto nel Palazzo Senatorio, Cola di Rienzo fu linciato. Il suo corpo fu bruciato nel Mausoleo di Augusto e le sue ceneri disperse al vento.
Il fulmine Cola di Rienzo passò così, veloce, scintillante. Fu inghiottito dal medioevo Romano, baronale e brigantesco. La legge erano loro, i Baroni della Campagna Romana.
Cinquecento anni dopo la vicenda di Cola ispirò gli artisti del romanticismo, italiani e stranieri.
Wagner nel 1840 compose un opera, “Rienzi, l’ultimo dei Tribuni” che ebbe molto successo. Uno che era pazzo di quest’opera si chiamava Hitler.
Adolf Hitler.


