Che cosa sarà codesto misterioso vaso rinvenuto nella Domus Tiberiana a Roma? Bollitore del latte, vaso filtro o contenitore per miele?
La Soprintendenza Speciale per i Beni archeologici di Roma ha intrapreso dal 2006 importanti lavori di restauro e consolidamento statico nell’area della Domus Tiberiana sul Palatino a Roma, la cui costruzione poggia su un banco di tufo profondamente lesionato e interessato da cavità e nello stesso tempo le volte antiche fatiscenti sono sovraccaricate dal peso della terra dei soprastanti giardini e infiltrate dalle radici degli alberi.

Dove è stato ritrovato esattamente?
Nel corso di interventi riguardanti il fronte settentrionale del complesso, corrispondente all’isolato di età adrianea costruito ad ampliamento sino alla Via Nova della facciata risalente all’imperatore Domiziano, in un saggio di scavo realizzato in uno dei vani (ambiente 11) (fig. 2) retrostanti gli ambienti che prospettano lungo la via, precisamente dallo strato a cui è stato attribuito il numero di US 233, è emerso un frammento (fig. 2) di ceramica molto interessante, riconducibile ad un tipo di contenitore di forma cilindrica con fondo piano, con orlo indistinto e verticale e all’interno un secondo orlo costituito da una sorta di cupola schiacciata a profilo convesso caratterizzata da quattro piccoli fori di forma approssimativamente circolare, terminante al centro con un foro più ampio del diametro presumibile di 8 cm.
É in argilla nocciola-rosato (7.5YR8/4), depurata, con superficie interna acroma, mentre sulla superficie esterna è presente una vernice rossa, spessa e compatta.

Di che cosa si tratta?
La questione che qui ci si pone è relativa alla funzione di questo tipo di vasi. In passato si è parlato di bollitori da latte (“milk-cookers”) ma il rivestimento di vernice (spesso presente su entrambe le superfici) non rende il contenitore adatto ad essere collocato sul fuoco. Inoltre le analisi archeometriche degli esemplari trovati negli scavi di Bolsena, in località Poggio Moscini, cisterna 5, hanno escluso la presenza di tracce di caseina.
Lo studioso J. Gillam ha proposto di vedere in questi vasi dei wine coolers, cioè recipienti per conservare il vino.
Questi vasi, rivestiti di vernice e quindi non adatti ad un’esposizione sul fuoco, effettivamente, sembrano destinati a ricevere un liquido: essi hanno un largo labbro che fa pensare alla possibilità di alloggiare un coperchio e una sorta di colino che permette di filtrare un liquido verso l’esterno dell’imboccatura.
La forma in effetti si presta a una decantazione del vino, allungato con l’acqua, intriso di spezie e aromi vari serviti forse per favorirne la conservazione e la trasformazione in una bevanda gradevole al palato.
Altri studiosi, soprattutto relativamente ai contenitori a parete verticale e fondo piatto, che richiamano la forma Conspectus 51.1, hanno evidenziato analogie con misure per aridi, cioè cereali, oppure olio, ma ciò non permette di spiegare la presenza di una seconda imboccatura più stretta sulla quale sono quattro o cinque fori pressoché circolari. Inoltre non vi sono misure standard per ritenere che si tratti di una sorta di modius cioè di un recipiente per misurare il grano della capacità di 16 sextarii, cioè 8,752 litri.
Gli esemplari integri rinvenuti mostrano infatti varie misure, per esempio i due esemplari trovati a Bolsena, quello con l’iscrizione Licinius misura 22,4 cm. con un diametro di 22 cm. e una capacità massima di 5,4 litri; l’altro esemplare ha un’altezza di 15 cm. e un diametro di 13,5 cm. con una capacità di 1,15 litri.
La forma cilindrica, con doppia bocca, ha rinviato anche a tipologie di arnie come quelle attestate ampiamente in Attica e a Creta, ma la presenza dei fori sembra escluderlo in quanto le api potrebbero fuoriuscire da essi.
Alcune ipotesi
Data la loro forma, avvicinabile alla ceramica iberica dipinta (cosiddetti sombreros de copa), è stata avanzata l’ipotesi che possano essere contenitori per il miele, dal momento che forme simili, seppure dotate di coperchio e senza la presenza dei fori, ricorrono come vasi da miele nei villaggi del Portogallo.
Le ipotesi che, allo stato attuale delle ricerche, si possono ritenere plausibili, sono essenzialmente due: una tipologia potrebbe essere realmente un vaso – filtro destinato alla conservazione del vino (in particolare per quei recipienti che presentano sul labbro interno i fori; l’altra tipologia (quella a parete verticale e fondo piano) potrebbe essere riferita a un contenitore per la conservazione di cibi per l’inverno, ad esempio cavolo, esattamente come avviene ancora oggi per un contenitore in uso nel mondo rurale in Ungheria e in Slovacchia, chiamato con temine ungherese “kaposzta savanyitas cserép hordo mazas”(fig. 3), ovvero contenitore in ceramica smaltata per la conservazione e fermentazione del cavolo, con imboccatura interna circolare del diametro di 8 cm., e dotata di coperchio.
La presenza di fori autorizza a supporre che fosse necessaria un’aereazione o per la fermentazione o per il filtraggio del prodotto conservato nel vaso.

Paola Puppo


