Per il popolo Romano, Beatrice Cenci è la giovane nobile e bella che sopporta i soprusi del padre violento e dopo il suo omicidio, organizzato dalla famiglia, viene condannata a morte dal papa Clemente VIII, che confisca tutti gli ingenti beni che finiranno nelle mani dei propri nipoti.
Ecco la sua storia.
Chi era Beatrice Cenci
Beatrice nacque a Roma dal Conte Francesco e da Ersilia Santacroce, nel febbraio del 1577. Il padre era figlio naturale di Cristoforo, Tesoriere Generale della Camera Apostolica, che gli lasciò più di 400.000 scudi, frutto di usura e malaffare.
Francesco era una persona violenta, avida e di indole delinquenziale. Aveva continuamente problemi con la giustizia, da cui usciva pagando multe salatissime che stavano sgretolando il suo ingente patrimonio. Era in lite con tutti, soprattutto con i suoi figli maschi.
Le due femmine le mandò in convento. Così Beatrice a sette anni di età, dopo la morte della madre, fu mandata nel convento di S. Croce a Montecitorio, dove trascorse otto anni tranquilli. Nel 1592 tornò a casa, nel Palazzo Cenci, oggi situato nel Ghetto Ebraico. La situazione era pesante.
Nel 1594 Francesco violentò un ragazzo. Passò tre mesi in carcere e per uscire dal processo dovette pagare una cifra enorme: 100.000 scudi.
Allora il conte Cenci decise di portare la famiglia a Petrella Salto, sulle montagne tra Lazio e Abruzzo. La figlia maggiore si era sposata. Nel frattempo, il padre si era risposato e Beatrice era con la matrigna, Lucrezia Petroni. Il Conte era spesso a Roma, dove i figli maschi tramavano per ucciderlo. Così decise di restare sulla Rocca e per Beatrice iniziò una vita da reclusa.
Era il 1597. La Rocca di Petrella Salto era della famiglia Colonna, di cui i Cenci erano amici. Il castellano era Olimpio Calvetti, che probabilmente divenne amante di Beatrice.
L’omicidio di Francesco Cenci
L’omicidio di Francesco Cenci fu organizzato da tutta la famiglia. Riuscì al terzo tentativo. Gli autori furono Olimpio Calvetti e Marzio Catalano. Lo uccisero a martellate e lo gettarono da un balcone, come fosse stato un incidente.
Era l’agosto del 1598. I Cenci tornarono subito a Roma, senza neanche fargli il funerale. Ma la tranquillità durò poco. Da Petrella Salto si sparse la voce dell’omicidio. La voce arrivò a Roma. Venne aperta un’inchiesta e analizzato il corpo del Conte.
I Cenci vennero posti agli arresti domiciliari. Poco prima avevano fatto uccidere Olimpio Calvetti. Marzio Catalano invece fu catturato. Confessò tutto sotto tortura e subito dopo morì. I Cenci furono tutti arrestati e torturati. Confessarono.
Il difensore di Beatrice era il più famoso avvocato di Roma in quel tempo, Prospero Farinacci, che tentò di attenuare la posizione di Beatrice ipotizzando che il padre l’aveva violentata, ma non vi erano prove e lei, interrogata a riguardo, negò ripetutamente. Ma il popolo cominciò a credere a questa ipotesi e si schierò dalla parte di Beatrice.
L’esecuzione di Beatrice Cenci
L’ultima decisione spettava al Papa Clemente VIII Aldobrandini. In quel tempo vi erano stati molti episodi violenti all’interno delle famiglie nobiliari romane. Così, il Papa diede una sentenza esemplare, condannò tutti a morte. Solo il maschio più piccolo ebbe la pena commutata nel carcere a vita. Tutti i beni furono confiscati. La parte maggiore finì nelle mani di un nipote del papa.
All’alba dell’11 settembre del 1599, nella piazzetta di fronte all’ingresso di Castel S. Angelo fu montato il patibolo per l’esecuzione dei Cenci.
Il ponte Elio, costruito da Adriano nel 134 d.C., divenne Ponte Sant’Angelo solo nel 1669, quando Papa Clemente IX Rospigliosi lo fece decorare da Gian Lorenzo Bernini con gli splendidi angeli- Quel giorno, il ponte era pieno di gente all’inverosimile.
Molti caddero nel fiume e morirono affogati. Altri morirono d’infarto. Nella piazza di Castello c’erano anche due pittori amici, il giovane lombardo Michelangelo Merisi da Caravaggio ed il toscano Orazio Gentileschi, con la sua bambina Artemisia che aveva sei anni.
La scena fu impressionante: Beatrice venne descritta dai testimoni come ardita, salda e virile. Due quadri realizzati da Caravaggio e da Artemisia Gentileschi con lo stesso soggetto si fanno derivare dal l’esecuzione di Beatrice Cenci: Giuditta e Oloferne.
La spada che taglia la testa di quest’ultimo è la spada che tagliò la testa di Beatrice.

La leggenda di Beatrice Cenci
Fu sepolta in S. Pietro in Montorio in una tomba senza nome. La sua testa fu messa nella cassa poggiata su un vassoio di argento.
Nel 1798 i francesi occuparono Roma e profanarono molte tombe alla ricerca di oggetti preziosi. Così aprirono la tomba di Beatrice e rubarono il vassoio d’argento. Le ossa furono disperse. Beatrice Cenci divenne una leggenda. La sua storia e quella della sua famiglia divennero oggetto di romanzi, opere teatrali, tragedie.
Se la notte dell’11 settembre andate a Castel S. Angelo, vedrete arrivare la carretta con il fantasma di Beatrice Cenci. Salutatela e andate via.


