La festa del papà

Storia di Roma

Oggi il culto di San Giuseppe è molto diffuso anche se di lui non si sa molto … e come Maria viene celebrato diverse volte nell’anno. Nacque nel I secolo a.C. e come Maria era un discendente della casa di…

Aurea Roma

Oggi il culto di San Giuseppe è molto diffuso anche se di lui non si sa molto … e come Maria viene celebrato diverse volte nell’anno.

Nacque nel I secolo a.C. e come Maria era un discendente della casa di Davide e di stirpe regale, una nobiltà nominale, perché la vita lo costrinse a lavorare come artigiano realizzando gli strumenti di lavoro per i contadini e i pastori della Galilea. Morì a Nazareth nel I secolo d.C.

Le poche notizie certe che abbiamo si devono ai Vangeli di Matteo e Luca, per questo motivo intorno alla sua figura si sbizzarrirono i cosiddetti vangeli apocrifi: soprattutto il vangelo apocrifo dello Pseudo-Matteo.

E proprio grazie all’interpretazione di tale vangelo che gli artisti chiamati nel V secolo a decorare la Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore a Roma, a seguito del Concilio di Efeso, che sancì il dogma del parto verginale della Madonna,  realizzarono le prime immagini del Santo.

festa del papa

Per dirla tutta questo è il luogo dov’è tutt’oggi è custodita la prima vera raffigurazione dello sposo di Maria. Qui, infatti, lo ritroviamo in varie scene dei mosaici che decorano l’arco trionfale, rappresentato come  “un tribuno romano, dai capelli folti e riccioluti…”. Tra le tante immagini quella più emblematica e rivelatrice è in alto a sinistra, dove lo troviamo rappresentato mentre tiene in mano la “verga”, che diverrà poi il suo segno distintivo, poiché è un chiaro riferimento al racconto tratto dagli Apocrifi che narra come avvenne la scelta dello sposo di Maria.

“…Quando anche per Maria giunge  il momento di sposarsi, sulla scelta del suo futuro marito viene chiamato ad esprimersi il sommo sacerdote, il quale rimandò la decisione alla volontà Dio. Tutti i candidati furono invitati a consegnare una “verga”, che vennero deposte all’interno del Tempio. Anche Giuseppe essendo vedovo viene chiamato a consegnare la sua verga. Durante la notte questa fiorì, indicando così a tutti i presenti che lui era il prescelto…”.

san giuseppe

Il bastone in questo caso non rappresenta  il simbolo del potere, del patriarcato o del pastore, esso con i fiori di giglio che gemmano sulla sua superficie diventa l’emblema della scelta operata dallo Spirito Santo nei confronti di un uomo puro d’animo: “Giuseppe”.

Il fatto sconcertante è che dopo tale rappresentazione per molti secoli non verrà più raffigurato.

Solo agli inizi del Trecento  con Giotto, nella Cappella degli Scrovegni a Padova, verrà ripreso il racconto dello sposo di Maria.

Infatti, la devozione verso di lui comincerà a diffondersi di nuovo nel Medioevo, grazie ad alcuni scritti dei monaci benedettini, ma dovremmo aspettare sino a Sisto IV che nel 1479  fece inserire la sua festa nel Breviario e nel Messale Romano. Mentre, a proclamarlo Patrono della Chiesa Universale è stato Pio IX, l’8 dicembre 1870. Tanto che lo stesso Pontefice per celebrare Giuseppe fece aggiungere la sua immagine negli affreschi della Sala dell’Immacolata in Vaticano realizzati dal pittore Francesco Podesti.

Da allora i successori di Pietro, in vari modi, hanno più volte reso omaggio allo Sposo della Vergine, ad esempio: nel 1989 San Giovanni Paolo II con l’Esortazione apostolica “Redemptoris Custos” (“Il Custode del Redentore”) evidenzia la figura e la missione di San Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa.

Mentre proprio l’anno scorso con la Lettera Apostolica “Patris Corde ” (“Con cuore di padre”)  Papa Francesco, nel 150° anniversario della proclamazione di San Giuseppe come patrono della Chiesa universale, rimarca soprattutto la sua figura di “Padre”. … Confermandolo così definitivamente come “patrono dei padri di famiglia” e «sublime modello di vigilanza e provvidenza».

Ma a Roma in occasione della sua festa e quindi di tutti i papà abbiamo anche un’altra tradizione, meno religiosa ma più prosaica, che tutti i ghiotti della città aspettano con trepidazione …. i famosissimi “Bignè fritti di S. Giuseppe”, tanto che il Santo ottenne dai romani il nomignolo di “San Giuseppe frittellaro”.

A Roma è possibile trovarli un po’ in tutti i forni, bar e pasticcerie, dalle realtà più note del settore gastronomico alle botteghe storiche di un tempo.

Ma quello di “Regoli” è un istituzione… è un bignè che non teme confronti: la pasta choux d’alta scuola, la frittura in olio d’arachidi eseguita a regola d’arte e la crema pasticcera liscia assicurano assaggi di grande soddisfazione. Lo sanno bene i romani … che fanno a gara per mettersi in fila…

Alessandra Antonucci