Il Baldacchino della Basilica di San Pietro in Vaticano e il suo  recente restauro

Monumenti di Roma

In occasione del Giubileo del 2025, a 400 anni dall” inizio della sua costruzione e a distanza di 250 anni dall’ultimo restauro/pulizia, la Fabbrica di San Pietro ha proceduto al restauro/ pulizia dell’opera di Gian Lorenzo Bernini. Quando fu incaricato…

Aurea Roma

In occasione del Giubileo del 2025, a 400 anni dall” inizio della sua costruzione e a distanza di 250 anni dall’ultimo restauro/pulizia, la Fabbrica di San Pietro ha proceduto al restauro/ pulizia dell’opera di Gian Lorenzo Bernini.

Quando fu incaricato della realizzazione dell’opera dal papa Urbano VIII, Maffeo Barberini, divenuto pontefice l’ anno prima nel 1623, Bernini aveva appena 26 anni e le critiche furono parecchie. L’artista era uno scultore del marmo. Non era architetto, non aveva mai fuso il bronzo. Bernini disse:  “Mettetemi vicino i migliori fonditori in bronzo del mondo e dopo tre mesi ne saprò più di loro”. E così avvenne. Le sue capacita` di apprendimento erano strabilianti.

Il Bernini era a capo di una squadra di architetti, fonditori, orafi, falegnami, stuccatori, muratori. Tutti insieme lavorarono per nove anni  alla realizzazione di questo capolavoro assoluto di architettura orafa e scultura. Nel corso dei lavori è stata trovata sul tetto una iscrizione dipinta con la data di fine dei lavori, 29 giugno 1633, anche se altri aggiustamenti sono stati terminati nel 1635. Sono state impiegate più di sette tonnellate di bronzo dorato, con 168 mq. di foglia d’oro zecchino, applicato a stampo e a caldo. Le colonne tortili create dal Bernini furono copiate dalle colonne marmoree della vinea dell’altare dell’antica Basilica costantiniana. Le colonne erano cave e furono riempite da muratura, per non farle crollare. Sono alte 14 metri pesano 56 tonnellate l’una. Tutto il baldacchino raggiunge i 29 metri e mezzo.

Sono costituite da blocchi unici alti 4 metri e poi montati insieme. Nelle basi sono presenti le api e il sole Barberini, una corona del Santo Rosario, foglie di quercia e foglie di ulivo che risalgono sulle colonne e alcuni animali come lucertole e salamandre. 

La fantastica copertura fu ideata dal genio architettonico di Francesco Castelli detto il Borromini. Bernini non esaltò troppo questa notizia e così i due grandi Maestri del Barocco Romano litigarono e divennero acerrimi nemici.I disegni  della copertura del Borromini furono rinvenuti da Paolo Portoghesi nella Biblioteca delle Carte Imperiali di Vienna.

Il restauro è costato 700.000 euro ed è stato finanziato dai Cavalieri di Colombo. Il lavoro è durato nove mesi.

Quando entrai la prima volta in Basilica era il 1972, avevo 5 anni. Le cose che mi restarono impresse furono la Pietà di Michelangelo e quattro opere del Bernini, l’ Altare del Santissimo Sacramento, la Tomba di Alessandro VII Chigi, l’ Altare della Cattedra e il Baldacchino. Questo mi rimase veramente impresso. Per me rappresenta la Basilica stessa 

Per finire sembra che non sia proprio vero che il bronzo del pronao del Pantheon sia stato impiegato per il baldacchino. Solo una minima parte. La maggior parte fu usata per fare cannoni e bombarde per Castel Sant’ Angelo. E Pasquino scrisse: “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”. 

Emilio Ferracci