Anarchia militare del III secolo d.C. – Parte 3

Storia di Roma

Gli imperatori romani sono stati proclamati in diverse maniere; nel corso del III secolo d.C., nel periodo che va dal 235 al 285 d.C., si sono avvicendati svariati imperatori, eletti dall’esercito e morti quasi tutti di morte violenta. Tale periodo…

Aurea Roma

Gli imperatori romani sono stati proclamati in diverse maniere; nel corso del III secolo d.C., nel periodo che va dal 235 al 285 d.C., si sono avvicendati svariati imperatori, eletti dall’esercito e morti quasi tutti di morte violenta. Tale periodo è noto come “anarchia militare”. Vi proponiamo un breve riassunto del periodo in oggetto, diviso in 4 puntate. Di seguito la terza puntata.

Hai perso le prime due parti? Eccole!

Claudio il Gotico

claudio il gotico
Busto di Claudio il Gotico. Roma, Antiquarium del Palatino.

Gallieno fu ucciso a tradimento dal comandante della cavalleria dalmata Ceronio o Cecropio, in un agguato, insieme al fratello Publio Licinio Valeriano. Alla congiura pare abbia partecipato Claudio II il Gotico (che divenne imperatore dal 268 al 270), anche se alcuni storici (anche coevi) affermarono che Gallieno morì in conseguenza di una brutta ferita riportata durante lo svolgersi dell’assedio.

Claudio II il Gotico, di origine balcanica (proveniva dall’Illyricum), annientò un esercito di Goti in una grande battaglia presso la città di Naisso (in Serbia) per cui gli derivò il soprannome di “il Gotico”. Claudio non volle commettere l’errore del suo predecessore, Massimino il Trace (235-238), il quale, una volta ottenuta la porpora imperiale, cioè essere diventato imperatore, non aveva mai messo piede nella capitale e aveva preferito trascorrere il suo regno lungo i confini settentrionali, senza mai omaggiare il senato romano. La sua assenza, se gli assicurò il sostegno del Senato, provocò tuttavia lo sfondamento del limes danubiano da parte dei barbari, tanto da costringerlo agli inizi del 269 a far ritorno nel nord dell’Italia, dove potè fermare gli Alemanni e trattare il loro ritiro dal suolo italico.

Nella lotta contro gli Alemmani era coaudivato dal suo fidato luogotenente Aureliano, destinato poi a succedergli al potere. Proseguì verso la penisola balcanica e annientò un esercito di Goti nella battaglia presso Naisso. Alla fine della guerra, Claudio aveva così procurato alla Repubblica romana, sicurezza e abbondanti ricchezze. Morì a Sirmio (in Serbia) in seguito a una nuova epidemia di peste scoppiata tra le file del suo esercito (luglio/agosto del 270).

Aureliano

Ritratto di Aureliano in bronzo dorato. Brescia, Museo di S. Giulia.

Aureliano (Sirmio 9 settembre 214-Bisanzio 25 settembre 275), militare di carriera, fu elevato alla porpora dai soldati, e dai soldati fu ucciso dopo appena cinque anni di regno.

Malgrado la brevità del suo regno, riuscì a portare a termine dei compiti decisivi: pose fine ai regni autonomi delle Gallie (dove era stato eletto dalle legioni imperatore il loro generale Postumo) e di Palmira (nel 273 d.C.) e riunì tutto l’impero sotto il proprio dominio (anche se fu costretto a ritirarsi al di qua del Danubio, rinunciando alla Dacia).

Per difendere Roma dalle incursioni barbariche che avrebbero potuto minacciarla, Aureliano nel 271 intraprese la costruzione di una nuova cinta muraria, le cosiddette Mura Aureliane. Ad Alessandria d’Egitto, per i disordini provocati dalle rivolte interne, un incendio distrusse la celebre Biblioteca. Aureliano introdusse ufficialmente a Roma il culto del sole, identificato con Mitra e dedicò alla nuova divinità un tempio, quello del Sol Invictus, al quale l’imperatore tendeva a sovrapporre la propria immagine.

Malgrado le oggettive difficoltà interne, egli non volle perdere di vista l’ormai secolare “problema persiano” e verso la fine dell’estate del 275, si apprestò a preparare una spedizione contro i Sasanidi. Raccolto un forte esercito, era ormai nelle vicinanze di Bisanzio dove la flotta avrebbe dovuto trasbordarli dall’altra parte del Bosforo, quando fu assassinato da uno dei suoi segretari, per vendetta privata.

L’assassinio dell’imperatore Aureliano produsse in tutto l’impero profondo cordoglio, ma anche scatenò, lungo i confini settentrionali, nuovi assalti da parte dei barbari.

Tacito

imperatore tacito
Busto in marmo dell’imperatore Tacito. Lyon, Musée Gallo-Romain.

Tacito, nativo di Terni, fu imperatore dal 275 al 276 Nell’autunno 275, l’imperatore Aureliano cadde vittima di una congiura improvvisata. I suoi soldati, contrariati, non vollero che nessuno dei loro generali prendesse la porpora, né vi era un erede designato disponibile.

L’esercito decise allora di chiedere al Senato romano di scegliere un nuovo imperatore, e la scelta cadde su Tacito, il quale, alla notizia della morte di Aureliano, ne aveva proposto la divinizzazione e si era poi ritirato nelle sue proprietà terriere. Tacito ricevette l’acclamazione dell’esercito, poi si recò a Roma verso la fine del 275. Se la data di nascita è corretta (200), al momento di diventare imperatore doveva essere già anziano, avendo 75 anni.

Tra i suoi primi atti ufficiali vi fu la deificazione di Aureliano e la cattura e messa a morte di molti dei cospiratori coinvolti nel suo assassinio. È possibile che la sua politica fosse in qualche modo riconciliatoria verso il Senato. Proclamò sulle proprie monete la clementia temporum, non assunse il titolo di deus et dominus natus assunto da Aureliano e non coniò alcuna moneta in onore della divinità solare favorita dal suo predecessore, il Sol invictus. Dovette però presto recarsi in Oriente, dove le popolazioni gote stavano saccheggiando il Ponto, la Galazia, la Cappadocia e la Cilicia.

Tacito vinse la ribellione dei Goti nell’attuale Turchia ed intendeva lasciare il suo prefetto in Oriente e tornare in Italia, probabilmente passando per la frontiera renana, dove si registravano alcune sommosse, ma, nel giugno 276 d.C., morì a Tyana (in Turchia), forse assassinato per avvelenamento

Prof.ssa Paola Puppo