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Donna Olimpia Maidalchini Pamphili: la Pimpaccia de Piazza Navona

Il 1600 è il secolo del Barocco Romano ed è il mio preferito in assoluto. Una delle figure più importanti del secolo fu una donna, talmente forte da essere denigrata e sbertucciata, ma anche ammirata. Il periodo era difficile per gli uomini. Immaginate per una donna.

Divenne così potente che per dieci anni, quando il cognato divenne papa con il nome di Innocenzo X, fu considerata la “governatrice” di Roma. Ma era una donna, il popolo la odiò visceralmente,  Pasquino la faceva oggetto dei suoi strali.

Alla fine divenne un fantasma, diabolico.  Ma con le sue capacità organizzative e la sua cultura fu tra gli artefici del Barocco Romano e ci ha lasciato la piazza più bella di Roma e del mondo: piazza Navona.

Chi era Olimpia Maidalchini Pamphili

Olimpia nacque nel 1592 (o 1594) a Viterbo da Sforza Maidalchini, capitano gerosolimitano e appaltatore della Dogana Pontificia e da Vittoria Gualterio, Patrizia di Orvieto.

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Ebbe due sorelle e un fratello, che il padre voleva ereditasse tutto il patrimonio familiare. Così decise di mandare le figlie in convento. Ma non aveva fatto i conti con Olimpia.

Le fu messo un sacerdote come padre spirituale per prepararla a prendere il velo. Ma la bambina era già tremenda. Accusò il prete di molestie sessuali. Non era vero, ma il sacerdote fu sospeso “a divinis” e Olimpia evitò il convento.

Anni dopo Olimpia, divenuta molto influente in Vaticano, fece riabilitare il prete e lo fece nominare vescovo.

A sedici anni sposò un anziano e ricchissimo possidente terriero, Paolo Nini. Dopo tre anni lo sposo morì improvvisamente. Qualcuno sospettò di lei. A diciannove anni era già vedova e ricchissima. La giovane nobile laziale poteva partire alla conquista di Roma.

 

Olimpia a Roma

Dopo appena un anno si sposa con Pamfilo Pamphili, più vecchio di lei di trenta anni, appartenente ad una nobile, ma decaduta famiglia romana originaria di Gubbio.

Lei divenne nobile romana, lui risanava le casse della famiglia. Comunque il matrimonio durò 27 anni e la coppia ebbe tre figli. Uno dei fratelli di Pamfilo, di venti anni più giovane, era Giovanni Battista che stava scalando le gerarchie della Corte Pontificia.

Nel 1639 resta vedova per la seconda volta e stringe sempre più i rapporti con il cognato. Troppo, secondo le malelingue.

Le sue arti e capacità di convinzione aiutano Giovanni Battista a salire al soglio di Pietro e nel 1644 a 70 anni viene eletto papa con il nome di Innocenzo X.

Innocenzo XOlimpia viene subito nominata Principessa di San Martino al Cimino e feudataria di Montecalvello, Grotte Santo Stefano e Vallebona.

Il papa fa testamento e nomina Olimpia, anzi Olimpiuccia come la chiamava, sua erede universale. Ora Olimpia è la vera padrona di Roma, per vedere il papa bisognava passare prima da lei e presentarsi a mani piene!

 

La Pimpaccia de Piazza Navona

Appalti, licenze, permessi, nomine, tutto era deciso o “consigliato” da lei.

Il popolo romano divenne feroce, le malelingue si moltiplicavano, iniziarono a chiamarla la PAPESSA per il suo enorme potere e poi la PIMPACCIA de piazza Navona.

Veniva accusata di essere la “protettrice” delle prostitute, che all’epoca erano il 15% di tutta la popolazione romana. Il fatto è che all’epoca nella Roma Papalina la prostituzione era legale e le prostitute erano chiamate “donne curiali”, perchè avevano una Licenza per esercitare il mestiere che veniva data dal Cardinal Vicario. Quindi Donna Olimpia interveniva spesso in questi permessi.

Pare che chiedesse alle prostitute un pagamento particolare. La dovevano informare di tutto quello che dicevano i loro clienti. Insomma di fare la spia.

E così un giorno Donna Olimpia se la prese con un importante cardinale, Giovanni Battista Pallotta e lo accusò di spionaggio. Il cardinale rispose piccato che era una vergogna che a capo del governo di Roma ci fosse una puttana.

 

L’allontanamento dal soglio pontificio

Il papa non ne poteva più.

Si allontanò da lei che nel 1650 organizzò le opere di carità per il Giubileo e alla fine dell’anno fu allontanata dal Palazzo Pontificio.  Poi nel 1653 il papa si riconciliò con lei.

Quando Innocenzo morì, all’età di ottantuno anni, nel 1655 Olimpia era lì e si dice che portò via due casse piene di monete d’oro che sfilò da sotto il letto del papa. I camerieri le chiesero un contributo per il funerale e lei rispose che una povera vedova e non poteva dare nulla.

 

L’importanza di Donna Olimpia nella Roma Barocca

Al di là delle chiacchiere, Donna Olimpia ci ha lasciato un bel pezzo della Roma Barocca, insieme al papa suo cognato hanno protetto e fatto lavorare personaggi come Padre Athanasius Kircher, Pietro da Cortona e il Borromini che hanno lavorato nel Palazzo di famiglia.

La storia della Fontana de “I Quattro Fiumi”

E poi il “padrone del mondo”, quel Gian Lorenzo Bernini che cadde in disgrazia agli occhi di Innocenzo per la sfortunata vicenda dei campanili della Basilica di San Pietro, e che tornò in auge quando seppe che il papa voleva affidare al suo rivale Borromini la realizzazione della fontana centrale in piazza Navona.

Il Bernini si inventò quella che, a mio avviso, è la più bella Fontana del mondo: i Quattro Fiumi. Ne fece un modello in argento massiccio alto un metro e mezzo e lo donò a Donna Olimpia, che lo portò a palazzo. Il papa lo vide e ne restò ammaliato. Quando seppe chi era l’autore si arrese.

Di storie su Donna Olimpia ce ne sono tante. Sono la tradizione romanesca. Donna Olimpia è anche il fantasma più famoso di Roma.

Morto il cognato papa, il suo successore Alessandro VII Chigi la esiliò nelle sue tenute viterbesi, dove morì di peste nel 1657 a 65 anni. Lasciò 2.000.000 di Scudi d’oro… parecchi miliardi di euro di oggi!

 

Il Fantasma della Pimpaccia

Il 7 gennaio del 1655 morì Innocenzo X e ogni notte del 7 gennaio e tutte le notti di luna piena, se vi mettete a piazza Navona, vedrete uscire da palazzo Pamphilij una carrozza nera guidata dai diavoli e tirata da quattro cavalli imbizzarriti e neri come la pece.

Sopra c’è una donna con gli occhi di fuoco aggrappata a due casse piene di monete d’oro: è la Pimpaccia, che va verso Villa Pamphili sull’Aurelia.

Passa per i vicoli di Roma, fracassando la carrozza sui cantoni delle strade e lasciando scintille dappertutto, ridendo con una risata agghiacciante e lugubre.

I diavoli imboccano Ponte Sisto ma, arrivati a metà del ponte, la carrozza sobbalza e cade giù, inabissandosi nel Tevere e ancora inseguita dalla risata di Donna Olimpia.

Con queste storie le mamme di Roma mettevano paura ai loro bambini per farli addormentare.